Il Tirreno

Pontedera

forse non si corre neanche domenica 

Dimissioni e denunce ma i barrocci del Palio restano “fantasma”

Giacomo Pelfer

L’associazione vuole esibirli per fugare i dubbi sulla loro esistenza ma il proprietario del capannone pretende la presenza dei carabinieri

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MONTOPOLI. Sui cinquant’anni, moro, col pizzetto, alto circa un metro e 90, ma soprattutto ben informato su chi chiamare e che cosa dire per mandare tutto all’aria. È l’identikit del sedicente vigile che domenica ha sabotato il primo Palio dei barrocci di Capanne. Contro di lui è stata formalizzata la prima denuncia, quella di Francesco Centi, il responsabile dell’Associazione barrocciai che domenica ha incontrato e parlato col misterioso “mister x” e che dopo l’accaduto ha deciso di farsi da parte, rassegnando le proprie dimissioni, «irrevocabili». Il tutto mentre i famosi barrocci continuano a restare “sequestrati” a Ponte a Egola, dal momento che il proprietario del fondo, ancora intimorito dall’incontro di domenica, non sembra intenzionato a farli uscire se non in presenza di un pubblico ufficiale. Prima di portarli a Capanne, quindi, l’associazione dovrà andare sul posto insieme ai carabinieri, mentre l’idea di recuperare il Palio già questa domenica continua a restare in forse.

Una situazione di caos generale, insomma, che ancora a distanza di tre giorni sembra tutt’altro che superata, mentre l’identità del fantomatico agente continua a restare nell’ombra. «Non è un caso che abbia chiamato proprio me – dice Centi ricordando l’accaduto – perché sapeva che ero io l’incaricato a reperire i mezzi, assemblarli, stoccarli e poi portali in paese il giorno del Palio. Prima mi ha chiamato il sabato, da un numero di cellulare che ho fornito ai carabinieri, dicendo che aveva ricevuto una segnalazione e che voleva vedere i mezzi. Poi ci siamo incontrati a Ponte a Egola, nel fondo dove erano ospitati i barrocci, intorno alle 12 di domenica». Ed è qui che è scattata la trappola, a quanto pare orchestrata da qualcuno che conosceva benissimo la situazione: «Quello che mi fregato – racconta Centi – è che questa persona (mai vista prima) sapeva più cose di me. Conosceva dettagli e particolari della documentazione che abbiamo fornito per avere i permessi. Mi ha intimorito e scoraggiato. E io ci sono cascato in pieno». Del resto, i permessi a cui ha fatto riferimento il fantomatico vigile di San Miniato erano a conoscenza solo degli uffici comunali di Montopoli e dalla polizia municipale, nonché della Questura alla quale per prassi devono essere girati in virtù delle norme sulla sicurezza. Da qui la convinzione di essere stato vittima di un «complotto: un piano orchestrato a regola d’arte per far fallire la manifestazione. Un piano che non può essere opera di un’unica persona». Anche per questo motivo Centi ha deciso di farsi da parte, rassegnando le dimissioni dal consiglio dell’Associazione barrocciai: «Perché voglio andare fino infondo – spiega – senza mettere in mezzo l’associazione che in questa storia è solo parte lesa. Ero io che avevo l’incarico di reperire i barrocci, trovare dove tenerli e poi portarli a Capanne. Questo non è avvenuto e me ne assumo la responsabilità. Non lo faccio per fare il martire, ma perché voglio essere libero anche a livello legale senza mettere in mezzo l’associazione». Ieri Centi ha formalizzato una denuncia contro ignoti ai carabinieri, fornendo ai militari l’identikit del fantomatico agente ed il numero dal quale è stato chiamato.

Da parte dell’Associazione, invece, la priorità è quella di portare finalmente a Capanne i famosi barrocci, per mostrarli per la prima volta ai cittadini, ma soprattutto per sfatare le chiacchiere di chi sostiene che questi barrocci in realtà non siano mai esistiti. Per andarli a prendere, però, servirà prima la disponibilità dei carabinieri che dovranno “scortare” l’Associazione fino a Ponte a Egola e tranquillizzare il proprietario del capannone. Alla fine, insomma, che sia stato un bluff o meno, i barrocci restano di fatto “sequestrati”, mentre l’eventuale recupero della corsa per questa domenica non è ancora ufficiale. –

Giacomo Pelfer

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