Il Tirreno

Pontedera

Scherzo o sabotaggio, è mistero sul Palio saltato. Sindaco e municipale: l’evento era autorizzato

Giacomo Pelfer
Le transenne per la chiusura della Tosco Romagnola
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Le transenne per la chiusura della Tosco Romagnola

Montopoli: nessuna traccia del sedicente agente che ha “sequestrato” i barrocci, gli organizzatori presentano una denuncia contro ignoti 

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MONTOPOLI. Una storia grottesca, assurda, di quelle che sembrano uscite da una novella degli inganni. Una storia quasi difficile da credere per come è stata raccontata. Eppure, dopo il clamoroso rinvio del primo Palio dei Barrocci di Capanne, l’ipotesi più probabile sembra quella del grande bluff. Uno scherzo di cattivo gusto, se non addirittura una raffinata macchinazione per sabotare la manifestazione. Un’ipotesi incredibile, di cui sfuggono prima di tutto le motivazioni. Di certo, per adesso, c’è che qualcosa non quadra. Come è certo che la vicenda porterà ad una denuncia contro ignoti, come conferma il presidente dell’Associazione barrocciai capannesi Roberto Remorini, che ieri sera ha riunito il consiglio per decidere come muoversi. «Ancora non mi sembra possibile» dice Remorini, confessando di non aver chiuso occhio nella notte di domenica: «Pensavo ai ragazzi che hanno lavorato per mesi e che alla fine sono rimasti con un pugno di mosche».

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Del resto, dopo il primo rinvio per maltempo, l’inedito Palio di Capanne stavolta era effettivamente partito, con la sfilata di musici e figuranti di Montopoli e le esibizioni degli artisti di strada. Ma tutto è rimasto fermo lì, in attesa di una gara che non c’è stata. Gara che avrebbe visto in pista i famosi barrocci, scelti per rievocare il mestiere dei mattonai. Nella mattinata, invece, un uomo ha contattato un membro dell’Associazione barrocciai presentandosi come agente della municipale di San Miniato. «Abbiamo ricevuto una segnalazione» avrebbe detto il sedicente vigile, chiedendo di poter vedere i barrocci, in quel momento “parcheggiati” in un capannone a Ponte a Egola. Arrivato sul posto, l’uomo (in abiti civili) avrebbe intimato di non far uscire i mezzi perché non in regola con le norme di sicurezza, dileguandosi subito dopo senza rilasciare alcun verbale del fantomatico “sequestro”.

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Nel pomeriggio, in un clima di confusione generale, con il sindaco e il comandante dei vigili che dichiaravano di non saperne niente, gli organizzatori non hanno avuto più né il tempo né la possibilità per tornare a prendersi i barrocci. «Posso garantire che l’ente organizzatore aveva tutte le autorizzazioni necessarie per correre il Palio», spiega il comandante della polizia municipale di San Miniato e Montopoli Dario Pancanti, deciso ad andare fino infondo per fare chiarezza sull’accaduto. «Per come è stata raccontata questa storia è quasi difficile da credere – dice –. Ammesso e non concesso che un agente si sia presentato sul posto, non aveva né la facoltà né il potere di fare una cosa del genere. Ogni intervento deve essere autorizzato dal comando. Un vigile, poi, non può andare ad inficiare la manifestazione di un altro Comune, senza contare che un barroccio in un capannone non è certo un illecito. Ad ogni modo non voglio sottovalutare niente: se qualcuno dei miei agenti si è preso la briga di fare una cosa del genere scoprirò chi è e ne pagherà le conseguenze».

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«È una storia grottesca», aggiunge il sindaco di Montopoli Giovanni Capecchi, che domenica pomeriggio è stato subito chiamato dagli organizzatori: «Ho risposto che non mi risultava niente – racconta –: la manifestazione aveva le autorizzazioni per il 5 maggio, ce le aveva per il 12 e le avrà il 19 se decideranno di recuperarla. Ho chiamato la pattuglia che era sul posto e anche a loro non risultava alcuna irregolarità. Non so quale possa essere stata l’intenzione che ha mosso qualcuno al fine di creare un impedimento alla festa, ma conosco i capannesi, ne conosco la passione e la caparbietà: non si perderanno certo d’animo per questo imprevisto». 

 

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