Il Tirreno

Pontedera

Caccia al gestore dell'Hotel Miravalle, il Comune “invita” tre società

Andreas Quirici
L’hotel Miravalle di San Miniato
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L’hotel Miravalle di San Miniato

In corsa con la San Martino di San Miniato anche le fiorentine Puzzle e Papas. Il valore della concessione è di 16 milioni, la durata non sarà inferiore a 20 anni

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SANI MINIATO. Sarà una corsa a tre a stabilire chi gestirà l’hotel ristorante Miravalle di San Miniato. San Martino di San Miniato (attuale gestore), e le fiorentine Puzzle e Papas sono state invitate dall’amministrazione comunale della Rocca a una procedura negoziata senza pubblicazione di bando di gara. Si va, quindi, all’affidamento diretto, dopo che l’unica offerta arrivata alla gara aperta di ottobre è stata dichiarata non conforme. Nella documentazione presentata dalla San Martino, infatti, mancava la garanzia fideiussoria, come si legge nella determina del 19 aprile 2019 con la commissione giudicatrice che «ha escluso il concorrente dalle successive fasi di apertura della busta tecnica e della busta economica». Le tre società che sono state invitate alla procedura negoziata hanno manifestato interesse all’affidamento della struttura ricettiva formalmente o in maniera informale». . Nel documento del Comune di San Miniato si legge che la durata della concessione dovrà essere indicata dall’operatore all’interno dell’offerta, ma non potrà superare i venti anni. Un altro elemento rilevante è il valore della concessione che l’amministrazione comunale valuta in 15.918.000 euro che corrisponde alla stima del fatturato della struttura per 20 anni. E poi c’è la cifra del canone annuo da pagare al Comune di San Miniato, proprietario dell’immobile: anche questa dovrà essere indicata dall’operatore che partecipa alla procedura negoziata e sarà determinante per l’assegnazione della gestione del Miravalle. L’obiettivo dell’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Vittorio Gabbabini, giunto al termine del suo mandato, è ovviamente quello di assegnare la gestione di una struttura storica di San Miniato che, però, dallo scorso giugno opera senza una convenzione di lungo termine. L’attuale operatore che si occupa dell’attività di hotel e ristorante lo fa in base a una proroga accordata dall’amministrazione comunale che resterà in vigore fino a quando non avverrà l’assegnazione a cui gli uffici stanno lavorando in questo momento.

Del resto, l’immobile ha un grandissimo significato per i sanminiatesi. È stato costruito intorno al XII secolo su preesistente edificio con funzione di sede della corte imperiale sveva di Federico Barbarossa (1122-1190), Enrico VI (1165-1197), Ottone IV (1175-1218) e Federico II (1194-1250) e dal 1370 sede dei vicari fiorentini, è stato utilizzato fino al secolo scorso per funzioni giudiziarie e amministrative. «Ancora prima degli imperatori tedeschi – si legge in uno dei documenti allegati alla determina del Comune – vi risiedevano Bonifacio marchese di Toscana (985-1052) e la moglie contessa Beatrice di Lotaringia per cui si è ipotizzato che la figlia Matilde di Canossa (1046-1115) possa esservi nata». La prima notizia dell’esistenza del palazzo, contenuta in un documento del 1178 promulgato da Federico I, ne attesta la funzione di centro di potere imperiale a San Miniato. «Il palazzo fu distrutto dai sanminiatesi nel 1197 quando gli stessi si trasferirono al piano, e restaurato nel 1209 per ordine di Ottone IV senza che ne venisse modificata l’antica forma per ospitare i vicari imperiali in visita al castello».

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