Il Tirreno

Pontedera

Centro antiviolenza Frida Kahlo 

Oltre 700 donne seguite in dieci anni di attività

Paolo Falconi
Oltre 700 donne seguite in dieci anni di attività

Inaugurata la sede in via Agazzi a San Miniato Basso dove prosegue il supporto psicologico e legale alle vittime dei tanti soprusi nel comprensorio del Cuoio

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san miniato. Il taglio del nastro, certo, ma prima di tutto un momento di riflessione, a tutto tondo, sul tema dei maltrattamenti e delle violenze sulle donne. E l’occasione per rendere noti alcuni dati su quella che rappresenta una vera e propria emergenza. A fornirli la presidente del centro antiviolenza Frida, Elisa Forfori, in occasione dell’inaugurazione della sede in via Rosa Agazzi a San Miniato Basso.

Da quando è nato, 10 anni fa, il centro ha seguìto ben 700 donne. In media si avvicinano 150 donne all’anno, 4-5 colloqui al giorno. E, come spesso avviene in casi del genere, si tratta soltanto della classica punta dell’iceberg che nel profondo del mare - vale a dire nel chiuso delle mure domestiche o degli ambienti di lavoro - nasconde una realtà ben più grande e di sofferenze.

Dati che hanno sorpreso e preoccupato anche il sindaco di San Miniato, Vittorio Gabbanini, il quale ha ringraziato «le operatrici del Centro per l’attenta e continua attività svolta».

L’obiettivo dell’associazione Frida Kahlo, fin dalla sua nascita l’8 marzo 2008 a San Miniato, è stato proprio quello di far emergere, prevenire e contrastare la violenza maschile contro le donne. Affinché «ogni donna sia una persona valorizzata, autorevole, indipendente e libera» ha sostenuto Forfori nel suo intervento di presentazione. E la vicesindaca di Fucecchio, Emma Donnini, è andata oltre rilevando come «sia importante una presenza e un insegnamento nelle scuole», affinché gli uomini di domani crescano con la giusta ottica di rispetto. «Occorre far capire - ha proseguito - che il problema della violenza sulle donne esiste davvero e sarebbe opportuno anche un atteggiamento più attento negli istituti scolastici».

Il centro Frida si è dovuto occupare di casi in cui sono, loro malgrado, protagoniste per il 78 per cento donne italiane, per il 16 per cento extracomunitarie e per il 3% della Ue. Il 55 per cento di esse provengono dal comprensorio del Cuoio, il 20% dall’Empolese Valdelsa, l’11 dalla provincia di Pisa e un altro 11% dalla regione; il 4% da fuori della Toscana.

Le principali attività dell'associazione riguardano: l’accoglienza e il sostegno a donne vittime di violenza, nei locali del Centro e nei cinque sportelli territoriali d’ascolto; l’ospitalità in case rifugio a donne vittime di violenza e ai figli minori in situazioni di particolare rischio; lavoro di rete, con gli enti istituzionali e del privato sociale del territorio.

Frida fa inoltre parte dei coordinamento regionale dei Centri antiviolenza “Tosca” e di quello nazionale “D.i.r.e.” ed effettua la ricerca-azione e il monitoraggio del fenomeno della violenza di genere, tramite la partecipazione agli osservatori locali, regionali e nazionali sulla violenza, la produzione di dati e statistiche puntuali e aggiornate sul fenomeno. Svolge formazione e sensibilizzazione, tramite l'organizzazione e la partecipazione a corsi, rivolti a varie figure professionali, interventi di sensibilizzazione nelle scuole primarie e secondarie, e ai cittadini.

All’inaugurazione è stato anche proiettato il video “Una finestra su Frida ” con la testimonianza di alcune donne, ed è stata consegnata una targa a Roberto Bertozzi, in ricordo della sorella Marinella, vittima di femminicidio nell’ottobre del 2014. —

Paolo Falconi

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