Assolti tre imprenditori dall’accusa di inquinamento
Per gli stessi fatti era già stata disposta un’archiviazione nel 2006 La difesa degli imputati: «La Procura non poteva esercitare l’azione penale»
POMARANCE. Piena assoluzione per tre imprenditori a giudizio con l’accusa di aver autorizzato su ettari di terreno lo spandimento di fanghi che non erano stati trattati per restare sotto la soglia oltre la quale scatta il reato innescato dalla contaminazione di metalli pericolosi per la salute.
Il giudice Elsa Iadaresta ha pronunciato ieri mattina una sentenza di non doversi procedere perché per gli stessi fatti c’era stata un’archiviazione nel 2006.
Un giudicato cristallizzato da tredici anni che a distanza di tempo si è risolto in un’assoluzione per Vittorio Granchi, 70 anni e Franco Buzzichelli, 78 anni, entrambi di Pomarance, e Mario Catanese, 66 anni, di Milano.
I primi due imputati erano assistiti dall’avvocato Francesco Villani di Cecina, mentre Catanese era difeso dall’avvocato Erminia Imperio.
La storia risale alla fine del 2014. Dopo un primo esposto archiviato ne era arrivato un secondo sfociato in un rinvio a giudizio.
Secondo il legale Imperio «il pm, a conoscenza della pregressa archiviazione degli stessi fatti per cui ha aperto il secondo procedimento, non poteva né svolgere attività investigativa né tantomeno esercitare l’azione penale come ha fatto, trattandosi di attività precluse dall’omessa autorizzazione a riaprire le indagini su fatti da anni archiviati».
Per i difensori era evidente anche l’applicazione del principio ne bis in idem secondo il quale «non si può procedere nuovamente nei confronti della stessa persona per un fatto per il quale sia già intervenuta sentenza irrevocabile; nel caso in cui questo accada, il giudice dovrà prosciogliere l’imputato dando atto della sussistenza della causa di improcedibilità».
Il reato di inquinamento ambientale erano stato addebitato in concorso perché lo spargimento dei fanghi aveva avuto un committente e un esecutore.
Da una parte c’era la proprietà dei terreni, su cui si trovano le aziende agricole San Martino e Belvedere, con Granchi nella posizione di presidente e Buzzichelli in quella di consigliere delegato della Sirio Srl.
E dall’altra c’era chi aveva fornito i fanghi da spargere nei campi, la Decoindustria depurazione ecologie industriali Srl di Cascina con il presidente Catanese accusato dello stesso reato contestato ai due noti imprenditori.
La società non ha più niente a che vedere con la vecchia impresa la cui presenza a Santo Stefano a Macerata ancora oggi è sinonimo di bomba ecologica con il sito di trattamento dei rifiuti ancora in dismissione.
Ieri la sentenza che certifica l’estraneità degli imprenditori alle accuse che li avevano portati sotto processo. —
Pietro Barghigiani
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