Sostanze tossiche nei tombini: ecco la causa dei miasmi
È quanto emerso dalle verifiche effettuate da Arpat sull’acqua della fognatura Forse sono diluenti per vernici. Ieri mattina altro intervento dei vigili del fuoco
PONTEDERA. Qualcuno sversa sostanze tossiche in un tombino, a due passi dal centro. E lo fa abitualmente. I cattivi odori che da mesi assediano via Veneto ora hanno un’origine. E a comunicarlo è direttamente l’Agenzia regionale per la protezione ambientale (l’Arpat), che all’inizio di febbraio aveva effettuato delle analisi sulle acque della cateratta che, in linea d’aria, dista pochi metri dalla strada che costeggia il fiume Era. Proprio nel fiume finiscono puntualmente, stando all’esito delle verifiche di Arpat, delle sostanze tossiche. Nello specifico, diluenti per vernici utilizzati soprattutto nelle carrozzerie.
«Sono stati sversati – spiega Arpat – importanti quantitativi di diluenti per vernici che contengono idrocarburi». Anche ieri mattina i residenti di via Vittorio Veneto hanno richiesto l’intervento dei vigili del fuoco. La strada attorno alle 13 è stata invasa da forti maleodoranze. L’odore era molto simile a quello del metano. Ma stando a quanto riferisce Arpat, il gas non c’entra.
«Il caso di ieri mattina deve ancora essere valutato – prosegue Arpat – ma per ciò che riguarda l’evento di inizio febbraio (nell’occasione via Vittorio Veneto venne addirittura chiusa al traffico, ndr) possiamo affermare che molto probabilmente i miasmi erano da attribuire alla presenza di diluente per vernici nelle fognature».
Arpat ha scritto ad Acque spa per sapere se ci sono allacci fognari in corrispondenza di attività produttive, così da poter individuare il responsabile dello sversamento. Ma non risultano allacci in corrispondenza di ditte o aziende. Qualcuno, quindi, da un tombino, getta sistematicamente diluente per vernici nella fognatura. Causando i cattivi odori di via Vittorio Veneto. Il mistero sembra risolto. Ora il Comune, attraverso un lavoro di controllo, dovrà individuare il responsabile. —Tommaso Silvi
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