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La scuola dell’infanzia proiettata verso il futuro

Paolo Falconi
La scuola dell’infanzia proiettata verso il futuro

A Ceppaiano di Crespina didattica rivoluzionaria grazie all’architetto Mao Fusina Le insegnanti hanno risposto con passione e i bambini sono entusiasti

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crespina lorenzana. Una scuola dell’infanzia, quella di Ceppaiano, dove l’apprendimento si trasforma in azioni che i bambini e le bambine decidono e non subiscono, e gli spazi sono adattati alla particolare modalità di pensiero dei piccoli. Così il sistema logico dei bambini e delle bambine (ben diverso da quello degli adulti) funziona per connessioni reticolari e segue un percorso guidato da centri di interesse, che l’architetto Mao Fusina definisce “esploratòri”.

Portato «dal destino» da Lecco, ha sentito l’ampliamento della scuola dell’infanzia di Ceppaiano come «un’enorme sfida» per giungere a una scuola «normale ma innovativa».

In questa «emozione» è riuscito a coinvolgere le insegnanti che così hanno trovato un interessante impulso esterno, immergendosi nella nuova realtà «con passione e partecipazione», come ha evidenziato con soddisfazione la dirigente scolastica Daniela Pampaloni nella conferenza stampa di presentazione. Questa «nuova idea pedagogica - ha rilevato - pone i bambini al centro. Un grazie all’amministrazione comunale che ha investito, e ai genitori che ci hanno dato una mano, anche materialmente. Come Giulio Quattrini, che fa il falegname e che si è prestato con tanta volontà.

Il sindaco Thomas D’Addona ha sottolineato come si sia «messa in moto una cosa positiva» e che questi «spazi pur belli sarebbero rimasti vuoti, troppo vuoti se non ci fosse stato l’intervento sapiente dell’architetto Fusina e se le insegnanti non si fossero gettate con tale volontà nel progetto».

Così gli spazi della scuola sono stati arredati in base al concetto di centri di interesse: in ogni area gioco vengono stimolati aspetti di apprendimento diverso, e i bambini e le bambine hanno «piena libertà di interagire con lo spazio seguendo la loro curiosità, i loro tempi e le inclinazioni del momento, rispettando i canoni della didattica inclusiva», spiega Giuseppina Tramontano, coordinatrice didattica di tutti i plessi del comune di Crespina Lorenzana.

«Quel progetto – prosegue – è stata una grande sorpresa, questi spazi producono emozioni». Tutto ciò favorisce la crescita e la costruzione di buone relazioni. Anche tra le nove insegnanti che «hanno raccolto la sfida di mettere tutto al centro», dice Sandra Cionini, mentre Selene Barani fa riflettere quando afferma che «i bambini non vorrebbero mai andare a casa». E sono 103, anche di altri comuni.

Spontaneo, a questo punto, il ringraziamento che arriva dall’assessora Irene Taliani a tutto il corpo insegnante. Selena Borghesi si sofferma sulle diverse sale in cui è suddivisa la scuola dell’infanzia: «Dalla sala della pittura a quella della psicomotricità, della botanica e l’altra delle luci e ombre: sempre e comunque i bambini familiarizzano con gli oggetti, con il gioco e il loro corpo. Ma soprattutto non chiamatele stanze, bensì esploratòrio. Un progetto sperimentale, emozionante e coinvolgente che i bambini e le bambine sembrano apprezzare molto».

Un progetto che non è terminato, anzi è in piena evoluzione, come «una città che ogni giorno si modifica – dice Simona Calabrò – non avendo confini e senza le normali classificazioni di classe». —

Paolo Falconi

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