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Tafi cade e dice addio al sogno Roubaix
Ciclismo, clavicola fratturata durante una gara amatoriale: «Provo tanta amarezza, in trent’anni di carriera non mi ero mai fatto male»
FUCECCHIO. A volte il destino sa essere baro, anzi forse si diverte ad esserlo. Puoi correre per 30 anni in bici, sfrecciare in discesa, fare a spallate in gruppo e non farti mai niente. E poi, in una corsa qualsiasi, cadi a terra e dici addio al sogno che stavi cullando da alcuni mesi. Andrea Tafi, ciclista fucecchiese che nel 1999 domò le pietre della Foresta di Arenberg ed entrò a braccia alzate nel velodromo di Roubaix con la maglia di campione italiano, quest’anno stava lavorando al sogno di disputare nuovamente la Parigi Roubaix, a 52 anni e dopo aver appeso le scarpette al chiodo. Tutto stava procedendo bene e proprio in questo senso sabato pomeriggio era salito in bici, per disputare una corsa amatoriale, denominata “La Classica di Primavera”.
Altra beffa del destino: partenza da Ponte a Cappiano, terra natìa di Tafi. L’ex Mapei, mentre si trovava in gruppo all’altezza della frazione fucecchiese di Pinete, è stato tamponato da un altro ciclista; in un secondo Tafi è finito a terra, rompendosi la clavicola sinistra. Che vuol dire fino del sogno Roubaix. Perché è impossibile, in meno di un mese, recuperare. Oltretutto la clavicola è un “ammortizzatore” del corpo e le continue sollecitazioni del pavé – anche inserendo una placca nella spalla – sarebbero comunque intollerabili per una questione di dolore. E così Tafi – a nemmeno un mese dal sogno – si trova nella sua casa di Lamporecchio, in convalescenza e con la spalla immobilizzata da un bendaggio rigido, applicatogli in ospedale. Nelle parole di Tafi – raggiunto telefonicamente da Il Tirreno – l’amarezza si percepisce forte e chiara: «Sì, sono veramente amareggiato. In trent’anni di carriera non mi ero fatto niente e stavolta – mentre mettevo un po’ di ritmo nelle gambe – mi sono rotto la clavicola. Ho parlato coi dottori e questo problema fisico è incompatibile con la Parigi Roubaix, per cui addio sogno. Anzi, più che un sogno era un desiderio, perché il sogno della mia vita l’ho realizzato proprio vincendo quella corsa nel 1999».
Diffusasi la notizia, Tafi è stato inondato di messaggi di vicinanza: «Questo mi fa piacere. Avrei voluto rifare la Roubaix perché per me sarebbe stato umanamente bellissimo. E invece niente, è andata all’aria tutta la preparazione che avevo fatto».
Il mondo del ciclismo fino all’infortunio aveva discusso del ruolo e di come Tafi avrebbe partecipato alla Classica Monumento del 14 aprile: «Avrei svelato tutto fra una settimana, ma a questo punto tutto cambia, nessuno si chiederà più cosa farò e come. Io andrò in Francia da spettatore». Un piano ardito, mosso da un desiderio irrefrenabile e spinto da un fisico che poco ha a che fare coi 52 anni di Tafi. Sarebbe stata un’impresa che va oltre lo sport, da farci un film. Rimarrà tale nella forza di volontà del vecchio campione che voleva domare ancora le pietre del pavè.
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