Il Tirreno

Pontedera

protagonista della campagna di russia 

Morto uno degli ultimi alpini-eroi, dolore in città per la perdita di Aldo Ricci

Tommaso Silvi
L'alpino Aldo Ricci
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L'alpino Aldo Ricci

Aveva 98 anni. Duecento chilometri a piedi nella neve, la deportazione in Germania, poi la nascita dei figli Claudia e Antonio

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PONTEDERA. I suoi piedi hanno camminato per giorni nella neve. Ha rischiato di morire di freddo e si è salvato solamente grazie a un barattolo di miele trovato per caso in una buca scavata chissà da chi nel terreno. Ha vissuto a pieno l’epoca della guerra. Che lo ha formato, plasmato, ferito nell’anima, rafforzato.

Un pontederese adottato, ma da molto tempo. Un padre affettuoso, con una storia alle spalle che ha il sapore del miracolo e i tratti della fatica, della speranza e della voglia di combattere per un futuro migliore.

Si è spento ieri all’età di 98 anni uno degli ultimi alpini della provincia, reduce dall’amara epopea della “campagna di Russia”, dalla partenza alla ritirata a piedi nel gelo della steppa. Aldo Ricci, nato nel 1921 a Ospitale del Frignano, provincia di Modena, viveva a Pontedera dagli anni Cinquanta. Lascia i figli Claudia, pediatra all’ospedale Lotti di Pontedera, e Antonio. Era un alpino della Divisione Tridentina; in particolare del glorioso Battaglione Val Chiese.

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Fu tra gli uomini che ebbero la forza di mantenere le armi nel corso della tragica ritirata: oltre 200 chilometri a piedi, senza cibo, con temperature che sfioravano i 40 grado sotto lo zero, con i continui bombardamenti russi a seminare terrore. Il 25 gennaio del 1943 prese parte a uno degli episodi più ricordati e significativi dell’intera seconda guerra mondiale: la battaglia di Nikolaevka.

Insieme al suo battaglione e alle poche unità ancora in grado di combattere si portò in testa alla colonna di soldati sfiancati dalla fatica e dalla fame e prese parte al disperato attacco che riuscì a sfondare l’accerchiamento russo, aprendo la strada verso la salvezza a tutti i sopravvissuti alla ritirata. Aldo subì, dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943, anche la deportazione nei campi di lavoro in Germania.

Un’esperienza che lo segnò nel profondo e che non lo strappò alla vita soltanto per il suo ingegno. Riuscì a fuggire dalle grinfie dei tedeschi grazie a un travestimento improvvisato da soldato francese, che gli permise di tornare, finalmente, a casa.

Fino a che è riuscito a camminare, considerato che negli ultimi tempi aveva problemi di salute, Aldo ha sempre partecipato, il 25 gennaio, alla cerimonia che il sindaco Simone Millozzi puntualmente tiene all’ingresso del parco dell’Albereta, o Montagnola, dove è stata affissa una targa proprio in ricordo della battaglia di Nikolaevka. «Pontedera perde una grande personalità, che ha lottato per l’Italia e ha sempre creduto nel bene verso il prossimo. È un giorno triste», ha commentato Millozzi.
 

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