Il Tirreno

Pontedera

Uova marce contro il bus degli studenti, picchiato l'autista

Un momento dell’incontro degli studenti a Casapesenna in una foto tratta dalla pagina Facebook del Comitato don Peppe Diana
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Un momento dell’incontro degli studenti a Casapesenna in una foto tratta dalla pagina Facebook del Comitato don Peppe Diana

Rientrata a Terricciola la scolaresca dopo la visita a un caffè letterario nato al posto di un bene confiscato a boss camorrista

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TERRICCIOLA. Era arrivata da Terricciola la scolaresca il cui pulmino è stato bersagliato da uova marce da un gruppo di ragazzini che ha poi picchiato l’autista, il quale era sceso chiedendo di smettere. Il viaggio aveva lo scopo di far partecipare i giovani studenti a una lezione di scrittura creativa nel caffè letterario ArtEspressa, sorto al posto di un bene confiscato al boss dei Casalesi, Michele Zagaria. Un brutto momento che non ha condizionato la bella esperienza vissuta dagli alunni che, in serata, hanno avuto un secondo incontro con Augusto Di Meo, testimone oculare dell’omicidio di don Peppe Diana, il sacerdote anticamorra ucciso dai Casalesi il 19 marzo del 1994.

In una nota, il Comitato guidato da Valerio Taglione, annuncia che «incontreremo i ragazzi delle uova e dell’aggressione all’autista per ragionare insieme; per loro sono necessari immediati interventi rieducativi per far comprendere le conseguenze delle azioni oltre che far capire a dei giovani che ci sono ben altri modi per divertirsi. Nessuno dei ragazzi in visita nelle Terre di don Diana si è fatto male e ad onor del vero, la banda di bulli neppure sapeva chi fosse a bordo del mezzo di trasporto. Le uova sono state, infatti, lanciate anche a tutte le altre auto che precedevano l’autobus, secondo una barbara pratica carnevalesca di alcune frange giovanili».

Il fatto che nessuno degli alunni arrivati da Terricciola nel Casertano si sia fatto male è sicuramente confortante. Ma resta il fatto che si sia trattato di un brutto episodio: «Siamo certi che i giovani saranno individuati dai carabinieri, sperando nelle immagini delle telecamere e nella collaborazione del titolare del bar presso cui sono avvenuti i fatti, sicuri che omertà e reticenza non prendano assolutamente posto in questo spiacevole episodio. Lasciare impuniti gli autori del gesto, vorrebbe dire far del male prima di tutto a loro e alla loro crescita culturale, morale ed etica». 
 

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