Il Tirreno

Pontedera

parlano i presidenti 

«Il ritorno della scarpa classica farebbe bene alle aziende»

A.Q.

Gli acquisti da Pechino sono crollati del 17% in un anno ma Franconi e Matteoli  restano ottimisti nonostante le attuali difficoltà 

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MILANO. Negli stand di Lineapelle si pensa che la sneaker domini il mercato della calzatura ancora a lungo. Ma il presidente di Assoconciatori, Alessandro Francioni, guarda più avanti. «In questo momento è impensabile un calo delle scarpe sportive – dice – Ma in prospettiva credo che il mercato si saturerà in favore di un ritorno della calzatura classica e, quindi, della pelle toscana».

La “visione” del numero uno dell’ente di categoria santacrocese è anche un modo per incitare i suoi colleghi conciatori a non abbattersi.

I numeri diffusi dall’Unione nazionale industria conciario (Unic), ente che organizza Lineapelle, infatti, parlano di un calo del valore della pelle prodotta pari al 3,4% nel 2018 con il mercato interno e quello estero che hanno perso, in maniera omogenea, il 2,7% in valore e un calo dell'export del 3,6%. Un quadro che ha visto scendere gli acquisti di pelle italiana da parte della Cina del 17%.

«Sappiamo che in questo momento è in atto una riflessione del comparto – aggiunge – ma anche che la situazione non è drammatica. La congiuntura è influenzata dalle tensioni per le elezioni europee e la guerra commerciale tra Usa e Cina. Ma le nostre aziende hanno mercato, visto che I bilanci delle griffe vanno molto bene». Ottimista anche il presidente del Consorzio conciatori di Ponte a Egola, Michele Matteoli, che ha ricevuto la visita del sindaco di San Miniato, Vittorio Gabbanini: «Le griffe che puntano sulla pelle devono passare per forza dalle nostre concerie. Ci chiedono consigli e siamo sempre in grado di offrire qualcosa di nuovo. Poi il mercato oscilla, com’è normale. Ma appuntamenti come Lineapelle dimostrano la nostra forza. E anche io penso che le sneaker potranno avere un calo, visto come hanno imperversato negli ultimi anni. E, col ritorno del classico nelle calzature, avremo un miglioramento dei conti anche per le nostre concerie».

Piero Rosati, imprenditore della conceria Incas di Santa Croce, vede un quadro in cui «le aziende danno segnali molto importanti di vitalità, ma il mercato spesso assume variabili indipendenti dalla nostra attività. In questo momento, purtroppo, vedo un mondo in rallentamento. La Cina sta risentendo della crisi con gli Stati Uniti, questi ultimi sono dati in calo dopo i picchi degli ultimi anni è l’Europa fatica». —

A.Q.



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