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Morta a 24 anni dopo la cena al ristorante: due nuovi indagati per omicidio colposo
Avviso di garanzia per la responsabile di sala e un cameriere, si aggiungono all’amministratrice dell’agriturismo Colleoli e alla cuoca
PONTEDERA. Si amplia la platea degli indagati nell’inchiesta per la morte di Chiara Ribechini, la 24enne impiegata di Navacchio uccisa da uno shock anafilattico la sera del 15 luglio 2018. Alla legale rappresentante della società proprietaria dell’agriturismo Colleoli e alla cuoca, si sono ora aggiunti anche la responsabile di sala e un cameriere. Per tutti l’accusa è di omicidio colposo in concorso. I due nuovi indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande del magistrato Giancarlo Dominijanni, titolare dell’indagine.
Gli accertamenti non si sono mai fermati dal giorno della tragedia. E in parallelo alle consulenze chimiche sui generi alimentari serviti quella sera a tavola e sul cibo recuperato nello stomaco della vittima, l’attività degli inquirenti si è concentrata su ruoli e responsabilità all’interno dell’agriturismo. I primi due profili sono stati individuati nella legale rappresentante della società e nella cuoca.
La ricostruzione della sequenza dei pasti che dalla cucina sono finiti sulla tavola di Chiara ha portato la Procura a coinvolgere anche chi materialmente ha posato gli alimenti nei piatti serviti ai commensali e chi doveva controllare che questo non avvenisse, come la direttrice di sala. Tutti sapevano dell’allergia di Chiara, cliente abituale del locale e per questo sicura di affidarsi a persone che conoscevano la sua patologia. E anche quella sera l’impiegata aveva sottolineato, in un’abitudine che fino a quel momento si era rivelata provvidenziale, la sua allergia a uova e latticini.
Una precauzione scontata che alla fine non è servita a evitare la tragedia. La consulenza affidata dalla Procura a Patrizia Restani, professoressa di chimica alimentare a Milano ha indicato nella quantità di latte contenuta nel pane dei crostini la causa dello choc fatale. Una sorta di avvelenamento micidiale per intensità e porzioni che neanche l’antidoto dell’adrenalina era riuscito a neutralizzare. I valori riscontrati su latte e uova, per i crostini mangiati prima dei pasti, e su altri alimenti, sarebbero stati così elevati da giustificare l’inefficacia della puntura di adrenalina che la 24enne si era somministrata nell’estremo tentativo di superare una crisi che non le ha dato scampo. La conseguenza è stato il decesso in strada mentre rientrava a casa con il fidanzato.
Una morte tragica avvenuta tra le braccia del suo compagno. Le analisi alimentari sui resti dei quattro piatti consumati quella sera avevano mostrato che due cibi, in particolare, la vellutata di piselli e il panino al latte, tutti fatti all’interno dell’agriturismo, avrebbero contenuto caseina e proteine dell’uovo alle quali la ragazza era allergica. Pane al latte e vellutata non facevano parte del menu alla carta del ristorante ma erano le pietanze di entrata scelte dagli sposi che quella sera avevano organizzato il ricevimento nell’agriturismo. Naturale che fossero in cucina, letale che finissero nel piatto di Chiara.
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