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Broker condannato a 8 anni: "Riciclò il tesoro di Maniero"

Rubina Bon
Broker condannato a 8 anni: "Riciclò il tesoro di Maniero"

Santa Croce: Michele Brotini accusato dal boss della Mala del Brenta e dal suo ex cognato. Il Tribunale non ha riconosciuto l’aggravante mafiosa nella “pulizia” dei soldi

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SANTA CROCE. Per l’accusa è stato il broker che, grazie alla sua esperienza nel mondo della finanza e degli investimenti anche all’estero, ha contribuito a riciclare parte del tesoro di Felice Maniero: di sicuro 11 miliardi di vecchie lire, anche se l’ex “Faccia d’Angelo” ha parlato di 33 miliardi. A inchiodarlo ci sarebbero le stesse dichiarazioni di “Felicetto”, che nel 2016 ha vuotato il sacco con la Procura per vendicarsi di non aver avuto indietro tutti i suoi denari, oltre che la chiamata in correità di Riccardo Di Cicco, ex cognato del boss della Mala, anch’egli coinvolto nell’inchiesta sui miliardi di lire portati in Svizzera. Per la difesa, invece, è stato un «capro espiatorio» - queste le parole degli avvocati Marco Rocchi e Giuseppe Carugno nell’arringa - usato da Di Cicco dopo che gli investimenti dei soldi di “Felicetto” erano stati fallimentari.. Un’ora e mezza di camera di consiglio, ieri a Venezia, per decidere il processo per riciclaggio aggravato a carico Michele Brotini, di Santa Croce sull’Arno, poi la lettura del dispositivo da parte del presidente del collegio Stefano Manduzio: otto anni di condanna e 14mila euro, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici ufficie e la confisca dei beni sequestrati. L’accusa aveva chiesto dieci anni di reclusione. L’assoluzione per non aver commesso il fatto, invece, l’istanza della difesa.

Lui, Michele Brotini, era presente in aula. Non ha tradito emozioni alla lettura del dispositivo. Un veloce saluto ai familiari, poi il broker è stato riportato in carcere a Voghera, nella sezione di alta sicurezza. Da cui però potrebbe uscire a breve per essere trasferito in una sezione “normale”. I giudici hanno escluso l’aggravante dell’agevolazione mafiosa così come contestata dalla Procura.

«La Mala si era sciolta ben prima dei fatti oggetto del processo», aveva contestato la difesa nella scorsa udienza, rispondendo alla pm Tonini. Tolta quest’aggravante, cessa l’esigenza del regime di detenzione speciale. I difensori avevano chiesto nuovamente anche la scarcerazione del broker, dietro le sbarre da gennaio 2017 quando venne arrestato dalla Guardia di Finanza assieme a Di Cicco. Una istanza, questa, che il collegio non ha affrontato nel dispositivo e su cui gli avvocati Rocchi e Carugno non mollano.

Il tribunale non ha concesso le attenuanti generiche all’imputato, che avrebbero comportato la decurtazione della pena. Attenuanti che, invece, erano state riconosciute a Di Cicco – in virtù della sua collaborazione – dal gupche lo scorso aprile lo aveva condannato a 4 anni e 10 mesi con il rito abbreviato. L’ex cognato di Maniero è in attesa della fissazione dell’appello. Diversa la scelta processuale di Brotini, che ha deciso di affrontare il processo in aula, sostenendo la propria innocenza.

Entro 90 giorni i giudici metteranno nero su bianco il ragionamento che li ha portati alla condanna. Di certo uno dei nodi da sciogliere è relativo a quale sia stato il periodo considerato dal tribunale per la commissione del reato: la difesa aveva evidenziato come parte delle accuse fossero da cancellare perché prescritte da tempo. I primi soldi mandati nelle banche svizzere risalgono infatti al 1995. Anno in cui, avevano spiegato i difensori in un passaggio delle quasi cinque ore di arringa, il broker aveva consigliato Di Cicco di aprire un conto alla City Bank.

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