Il presidio
Remaggi-caos, dovrà essere annullata la selezione per la scelta del direttore
Emergono alcune irregolarità nella procedura seguita dal consiglio d’amministrazione. Lettera di richiamo del Comune
CASCINA. La selezione per direttore del centro residenziale “Matteo Remaggi” di San Lorenzo alle Corti è da annullare per una serie di presunte irregolarità che uno degli esclusi, facendo ricorso alle vie legali, ha già messo nero su bianco. Ma non è solo questo aspetto che dovrebbe indurre il consiglio d’amministrazione della casa di riposo a fare una seria riflessione sui fatti avvenuti tra novembre e la fine dell’anno. Anche dal Comune di Cascina, considerato che si tratta di un’azienda partecipata, ci sono stati alcuni segnali di insofferenza rispetto alle procedure che sono state adottate dal consiglio. E spunta anche una lettera ufficiale con cui si chiede al cda una serie di chiarimenti sulla procedura seguita per arrivare a indicare come vincitrice della selezione la dottoressa Annalisa Toni, la quale, a sua volta, è stata messa in una condizione sicuramente scomoda. Ha ufficialmente ottenuto il posto di lavoro, ma a distanza di un mese non è ancora stata convocata per firmare il contratto. Senza contare che stiamo parlando di una casa di riposo con la maggior parte degli ospiti che non sono autosufficienti, con bisogni e attenzioni che esulano da quelle previste contrattualmente o che sono finalizzate solo al raggiungimento di obiettivi finanziari.
Che qualcosa era andato in maniera bizzarra i candidati lo avevano capito fin dall’inizio. Le domande erano state 11, gli aspiranti direttore ammessi al colloquio erano stati 4. Poi, però, il cda, senza tenere conto del fatto che era stata nominata una commissione e che c’era anche un responsabile del procedimento, è entrato a gamba tesa nell’iter della selezione. Risultato? Sono stati ammessi all’orale tutti i candidati e la selezione è stata vita dalla dottoressa Toni che non faceva parte dei 4 originariamente “scelti” per il colloquio. Uno degli esclusi, Alberto Naldini, dopo avere fatto l’accesso agli atti, si è rivolto ad un legale ed ora chiede i danni.
Il Comune, che è tenuto a svolgere attività di vigilanza e controllo sul “Remaggi”, nei giorni scorsi ha scritto al cda, chiedendo una serie di chiarimenti relativi alle decisioni prese nelle sedute del del 12 e del 20 dicembre, nelle quali si esprime perplessità in ordine all’istruttoria posta in essere dalla commissione designata per l’esame dei vari curricula presentati e si dà mandato al responsabile del procedimento unico di procedere al riesame dei requisiti da parte dei candidati. Insomma, come poi si è visto ora che gli atti della selezione sono stati pubblicati come previsto dalle normative sulla trasparenza, non tutti i candidati avevano rispettato quanto richiesto dal bando ma sono stati ammessi ugualmente. «I requisiti non dichiarati nella domanda – scrive ancora il Comune – rendono la candidatura non ammissibile e quindi non potevano essere sanati successivamente con il verbale del 20 dicembre 2018».
Il cda della casa di riposo, che è stato nominato dal Comune e nello specifico dal sindaco, già da alcuni giorni avrebbe dovuto riflettere su quanto è successo e sulle conseguenze, anche di carattere personale, a cui i singoli componenti del cda si espongono. Oltre alla richiesta danni del candidato escluso, dovranno mettere in conto un esposto alla Procura della Repubblica che i Socialisti minacciano di presentare se lo stesso cda non si deciderà ad annullare il concorso in autotutela, riconoscendo di avere fatto un pasticcio.
Anche se il sindaco, Susanna Ceccardi, ancora non si è espressa pubblicamente sulla vicenda, si racconta che l’amministrazione comunale, considerato che sono emerse alcune anomalie nella gestione del concorso, avrebbe consigliato di annullare la selezione.
Il cda invece si sarebbe rivolto a un legale, pronto a difendere il proprio operato. Non è la prima volta che gli amministratori della casa di riposo annullano una selezione per scegliere il direttore generale. E probabilmente lo stesso direttore che ha lasciato l’incarico, Eduardo Falzone, si è trovato più volte a gestire le tensioni tra il presidente e uno dei consiglieri. Un dualismo che salta agli occhi nel verbale di assegnazione dell’incarico alla dottoressa Toni, voluta dal consigliere anche se il presidente aveva votato per un altro candidato. —
Sabrina Chiellini
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