Il presidio
Un debito si trasforma in un caso di giustizia a livello internazionale
Protagoniste tre ditte e tre Paesi: Italia, Marocco e Germania Alla base il mancato pagamento a un’azienda del Cuoio
SANTA CROCE SULL’ARNO. Dietro a un debito si snoda un caso internazionale e solo dopo anni l’azienda raggirata ha visto riconoscere le sue ragioni.
Una ditta di Santa Croce sull’Arno, nel gennaio 2011, vendeva prodotti chimici per conceria ad una ditta marocchina. Scaduto il termine previsto per il pagamento la ditta marocchina non effettuava il pagamento dovuto. A quel punto, la ditta di Santa Croce sull’Arno incaricava gli avvocati Valerio Valori e Giorgetta Scali, dello studio legale Valori Scali e associati di S. Croce sull’Arno di promuovere una causa contro la ditta marocchina per il recupero del proprio credito.
I legali incaricati iniziavano, quindi, nel giugno 2011, una causa civile davanti al Tribunale di Pisa notificando, per via diplomatica, alla ditta debitrice l’atto di citazione per il recupero del credito. Gli avvocati consigliavano di tentare di ottenere un sequestro conservativo in Germania dove si fosse riuscito a scoprire qualche ditta che eventualmente dovesse pagare somme alla ditta marocchina. Si scopriva che la ditta marocchina doveva riscuotere delle somme da una ditta tedesca. A quel punto gli avvocati della ditta italiana richiedevano, senza indugio al tribunale tedesco competente per territorio di sequestrare alla ditta marocchina la somma necessaria per recuperare il credito per la vendita dei prodotti chimici, oltre alle spese ed onorari per la causa in Italia e per la procedura di sequestro in Germania. Il tribunale tedesco, con provvedimento del 30 giugno 2011, accogliendo la richiesta degli avvocati Valori e Scali, autorizzava il sequestro conservativo fino alla concorrenza della somma di 40mila euro rispetto alla maggior somma che la ditta tedesca individuata doveva pagare alla ditta marocchina. La causa in Tribunale a Pisa, nel frattempo, procedeva molto lentamente per ragioni procedurali dovute, da un lato, ai tempi lunghi richiesti per la notifica per via diplomatica dell’atto di citazione alla ditta marocchina e, dall’altro lato, al fatto che il tribunale di Pisa aveva ammesso una prova per testimoni, da quest’ultima richiesta, da eseguirsi con rogatoria internazionale in Marocco.
In sostanza il Tribunale di Pisa delegava il giudice marocchino per assumere tale testimonianza. Dopo alcuni rinvii che il tribunale concedeva, alla fine, disponeva che la testimone marocchina venisse sentita dal tribunale di Pisa. Con sentenza del 17 dicembre, finalmente, il Tribunale di Pisa condannava la ditta straniera al pagamento della somma richiesta dalla ditta di S. Croce sull’Arno oltre interessi e spese di causa. A questo punto l’odissea non è ancora finita. Gli ulteriori adempimenti che gli avvocati della ditta santacrocese dovranno mettere in atto sono molteplici. Si tratterà, in primo luogo, di richiedere all’autorità tedesca competente secondo il regolamento europeo che disciplina il riconoscimento di una sentenza emessa da un tribunale di uno stato dell’Unione Europea, da parte dell’altro stato, anch’esso facente parte dell’Unione Europea, il riconoscimento della sentenza del Tribunale di Pisa facendola propria.
Quindi, una volta riconosciuta la sentenza del Tribunale di Pisa da parte dello stato tedesco, gli avvocati dovranno rivolgersi al tribunale tedesco che, a suo tempo, autorizzò il sequestro delle somme dovute dalla ditta tedesca a quella marocchina per richiedere l’assegnazione alla ditta di Santa Croce Sull’Arno della somma di 40mila euro oggetto di sequestro. Procedura lunga, defatigante, complessa ma che assicurerà, d’ora in avanti, in tempi relativamente brevi, il soddisfacimento del diritto della ditta di Santa Croce Sull’Arno in una vicenda che ha visto protagonisti i sistemi giudiziari civili di ben tre stati diversi di cui due facenti parte dell’unione europea ed il terzo extracomunitario. —
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