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il caso

Licenziato per aver rifiutato la trasferta, Uil farà ricorso

Andreas Quirici

Finirà di fronte al giudice del lavoro il caso di un lavoratore della Vibrotech, Il sindacato: è malato, atto discriminatorio. L’azienda: venuta meno la fiducia

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BIENTINA. Un licenziamento alla Vibrotech di Bientina è destinato a finire di fronte al giudice del lavoro. Sarà la Uil, attraverso il proprio ufficio legale, a presentare ricorso sul caso che riguarda un trentacinquenne operaio specializzato, messo alla porta dopo essersi rifiutato di effettuare una trasferta. 
 
Il motivo che il lavoratore ha portato a sua discolpa per non partecipare al viaggio di lavoro è di essere affetto da una patologia di cui soffre dal 2011. L’azienda, però, ritiene che in quella maniera sia venuto meno il rapporto di fiducia tra datore di lavoro e dipendente e ha deciso di licenziarlo.
 
Ma c’è anche un altro aspetto sottolineato da esponenti della Uil. «Il dipendente dell’azienda è stato assunto con un contratto inquadrato secondo le regolamentazioni introdotte dal Job act – dice il sindacalista Samuele Nacci – e, anche se dovesse vincere la causa non avrebbe diritto al reintegro nel posto di lavoro, ma il suo caso verrebbe liquidato con un indennizzo». Secondo Nacci, però, la vicenda del lavoratore dell’azienda di Bientina è da bollare come un «atto discriminatorio nei confronti di una persona malata».
 
Secondo quanto spiegato dalla Uil, infatti, il trentacinquenne è stato assunto in via definitiva nel 2016 dopo alcuni periodi di prova e di contratti a tempo determinato. «Prima della firma del contratto – dicono dal sindacato – è stato sottoposto alla consueta visita medica in cui ha dichiarato di essere affetto da una patologia, dando comunque la disponibilità a effettuare trasferte».
 
«Per due anni – dice il trentacinquenne – ho svolto le mie mansioni in azienda. Poi ho avuto varie discussioni con i miei capi col risultato che la mia patologia si è aggravata. Successivamente, sono stato destinato a una trasferta a cui mi sono opposto facendo presente che ero malato». A quel punto è stato sospeso e convocato in azienda per fornire documentazione rispetto al motivo del rifiuto. Ma, una volta presentato il certificato del proprio medico curante, è stato licenziato. 
 
«In quella maniera è venuto meno il rapporto di fiducia – dicono dall’azienda – perché la disponibilità a partecipare alle trasferte è condizione fondamentale per ottenere l’assunzione in Vibrotech. Siamo tra le poche realtà industriali in Italia con standard di eccellenza per quanto riguarda gli ambienti e le condizioni di lavoro. Per noi il rapporto con il personale è di grande rilevanza per l’intera attività. E prima di licenziarlo, abbiamo provato con tutti i mezzi a migliorare una relazione molto difficile. Tanto che, nell’ultimo anno e mezzo, siamo stati costretti a sanzionarlo cinque o sei volte, compresa anche una sospensione. Poi, è emerso il problema del rifiuto della trasferta con la motivazione della patologia di dice di soffrire, ma di cui non eravamo a conoscenza. Una situazione che ci ha obbligati a licenziarlo».
 
Ora la palla passa al giudice del lavoro a cui la Uil si rivolgerà per opporsi al licenziamento. «È un caso vergognoso – dice ancora Nacci – ed è uno degli effetti del Job act che il nostro sindacato ha sempre combattuto sapendo che avrebbe portato a situazioni come quella alla Vibrotech di Bientina». 
 

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