Italia
Odissea per una mamma e quattro bimbi dopo la demolizione del campo rom
Una volontaria accusa: "Nessuno vuole affittare loro una casa, li ho ospitati io. Manca un percorso di vera integrazione"
PONTEDERA. Poco più che trentenne, ha quattro figli minorenni. Era rimasta l’unica, la mattina dello sgombero del campo rom di via del Nugolaio a Navacchio, a non avere ancora portato via le sue cose dalle baracche. A lei il Comune di Cascina e gli assistenti sociali hanno proposto di dormire per alcune notti in un bed & breakfast a San Frediano a Settimo. Poi è stata ospitata da una sorella per altri tre giorni e infine ha trovato alloggio temporaneo in un albergo a Pontedera, dove si è trasferita ieri mattina. A trovarle una sistemazione, anche se provvisoria, è stata una volontaria che da circa tre anni segue la giovane madre e soprattutto i suoi quattro bambini.
«Sono dalla parte della sindaca di Ponsacco – dice Dora Bimbi, di Pontedera – e sono preoccupata di quello che succederà ai quattro bambini. Per alcune notti li ho ospitati a casa mia. Ma quale futuro li attende? Perché i servizi non si sono attivati per garantire ai minori un percorso protetto?».
Dora, che per una vita ha lavorato come commessa in un negozio del centro di Pontedera, dona buona parte del suo tempo libero a questa famiglia rom. «Solo facendo studiare i bambini, solo educandoli al rispetto delle regole, ci potrà essere una vera integrazione – spiega la donna – Questi bambini vanno a scuola a Cascina. Dopo le vacanze di Natale, che cosa faranno? Dove andranno? Chi penserà a loro?». In questi giorni la volontaria – «Il mio è volontariato puro, non sono iscritta ad associazioni e non ne faccio una questione politica» – ha sperato che quella giovane e i suoi figli potessero trovare una casa in affitto.
«Nessuno affitta volentieri a queste famiglie e, anche se la Società della salute li aiuta a pagare l’affitto per il primo anno, non è facile trovare qualcuno disposto ad averli in casa. Per questo dico che chiudere quel campo non è servito a molto, anche se i rom vivevano in condizioni igieniche precarie. Di fatto il problema è stato spostato da un comune all’altro, nessuno ha pensato a percorsi che portassero ad una integrazione vera e propria».
Nel campo di Navacchio abitavano dieci nuclei familiari, 38 persone in tutto, 24 delle quali bambini. 19mila euro è la somma che il Comune di Cascina ha dato alla Società della salute come incentivo da destinare alle famiglie che erano stabilmente residenti nel campo. Un nucleo – una mamma con tre bambini – ha trovato casa a Cascina, due famiglie (sette persone) sono andate a Ponsacco, una mamma con tre bambini a Pisa è andata a vivere con alcuni parenti, altri due nuclei potrebbero andare a Ponsacco.
Restano quattro famiglie, tra cui quella della madre con quattro figli, che sono in albergo ma non riescono a trovare un alloggio. Per loro i contributi sono stati integrati dalla Società della salute ma sempre a spese del Comune di Cascina. L’assistente sociale che si occupa della mamma con i quattro bambini, la quale da ieri vive a Pontedera, aveva loro proposto una casa a Lari. «Ci rendiamo conto delle difficoltà? – continua Bimbi – Come andranno a scuola?».
Una situazione che dimostra come la rete dei servizi sociali, attivata dopo lo sgombero, stia incontrando difficoltà. «Non possono lasciare per la strada i bambini, vorrei che questo non sfuggisse anche alla prefettura a cui si è rivolta la sindaca di Ponsacco», conclude la volontaria.
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