Il presidio
Presepe tra i rifiuti, i parrocchiani difendono don Armando
Marco Sabia
◗
Don Zappolini in mezzo al suo presepeLa gente di Perignano è dalla parte del prete attaccato dal vicepremier Salvini, ma una mamma chiede: "Come si spiega a un bimbo che Gesù è tra i rifiuti?"
3 MINUTI DI LETTURA
PERIGNANO. «Chissà se i parrocchiani sono contenti», così il ministro dell’interno (e vicepremier) Matteo Salvini aveva concluso il suo post al vetriolo contro la scelta del parroco di Perignano don Armando Zappolini di mettere la natività dentro ad un cassonetto, in aperta contestazione nei confronti “delle ruspe leghiste”. Perché una delle domande – forse l’unica che non ha trovato una risposta in questi giorni – è proprio questa: i parrocchiani sono contenti?
Facendo una media la risposta è sì, anche se quel cassonetto non è piaciuto proprio a tutti. D’altronde don Armando – come tutti gli uomini dalla forte personalità – a volte risulta (volente o meno) divisivo; che è quello che succede al suo avversario di questi giorni, il ministro dell’interno più presente della storia dei social network (e della Repubblica)
E infatti il suo post su Facebook contro la scelta di Zappolini ha totalizzato qualcosa come 6mila commenti e 2mila condivisioni. Da lì è partito il valzer polemiche che – come sempre accade in Italia – diventa una partita di calcio: tifosi da una parte, tifosi dall’altra. Nel mezzo c’è Perignano, questa bella frazione del Comune di Lari Casciana Terme, dove don Armando ha realizzato il suo centro pastorale. E dove si avvale di una comunità molto unita, che lo difende.
Domizio Granchi è lo storico macellaio del paese e si schiera col parroco: «Don Armando è un prete moderno e io condivido la posizione che ha preso. È una persona umana, mentre sgomberare la gente non lo è altrettanto». Lì accanto c’è Giuliano Marrucci, perignanese doc classe 1938, che rincara la dose: «Salvini dice che Zappolini ha sbagliato? Ma perché, Salvini non sbaglia mai? Fa tutto giusto? Don Armando non ha fatto altro che mostrare in maniera provocatoria l’ipocrisia che respiriamo in questo periodo». Sulla stessa lunghezza d’onda Carlo Cini: «Ha fatto bene, così come ha fatto bene il vescovo Migliavacca a rifiutare l’omaggio della deputata leghista. Don Armando è un prete all’avanguardia e sappiamo che si ritiene di sinistra. Salvini, invece, fa il cattolico quando gli torna bene: è da cattolici farsi vedere sulle ruspe?».
Ma c’è anche chi – come la giovane mamma Rosa Scioli – pone l’accento su un’altra sfaccettatura della vicenda: «Gli adulti possono dare il significato che vogliono al presepe ma come glielo spieghi ad un bambino che Gesù è finito nella spazzatura?».
Riflessioni, pro e contro, che non devono stupire: i presepi di Zappolini non sono mai banali e proprio per questo sono destinati a far discutere, perché attraverso la “provocazione” hanno lo scopo di accendere i riflettori su temi che si tende a rifuggere.
Il potere incontrollabile dei social network ha poi voluto che il ministro dell’interno si scagliasse contro il parroco, dopo che quest’ultimo aveva puntato il dito «contro la politica della destra nei confronti degli immigrati».
Chissà cosa sarebbe accaduto nel 2002, quando don Armando fece nascere il Messia dentro la bauliera di una Panda, in solidarietà con gli operai del Lingotto in difficoltà. Anche lì, se fossero esistiti i social, le polemiche sarebbero partite come un fiume in piena. E mentre tutti parlano, tutti discutono, solo la Natività rimane lì al suo posto, nel cassonetto, immobile e silenziosa, visibile solo se ci si affaccia nel bidone dell’immondizia. E chissà a chi darebbe ragione quella statuina del Bambin Gesù, se potesse parlare. Di sicuro non farebbe un post su Facebook.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
