Il Tirreno

Pontedera

dopo l’inferno sul serra 

L’accusa: «Forse Franceschi dietro al rogo del 15 settembre»

. S; . C.

Il volontario, che si trova in carcere, è sospettato di avere già appiccato il fuoco Emersi alcuni riscontri che collocano il giovane sulla scena del primo incendio

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CALCI. Giacomo Franceschi, 37 anni, il volontario dell’antincendio di Calci, finito in carcere con l’accusa di essere il piromane del Serra potrebbe presto essere accusato di avere acceso il fuoco non solo il 24 settembre scorso ma anche di quello divampato il 15 settembre e subito spento, grazie anche al lavoro dello stesso volontario del Gva “Paolo Logli”. Le indagini dei carabinieri e dei carabinieri forestali vanno avanti e sarebbero già emersi riscontri che collocano Franceschi anche sulla scena del primo incendio, quello che fin dall’inizio era sembrato come un campanello di allarme. Il fuoco doloso era stato però fermato prima che avesse il tempo di distruggere ettari di bosco.

Cosa ben diversa da quello che invece è successo 10 giorni dopo e che è costato a Franceschi anche l’accusa di disastro ambientale oltre che di incendio doloso. Nell’ordinanza che dispone la custodia cautelare in carcere il Gip Donato D’Auria tiene conto di quanto indicato dalla Procura rispetto alla possibile reiterazione del reato. Nell’attesa di conoscere quelle che saranno le strategie della difesa – finora i due difensori di fiducia incaricati da Franceschi non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali – comincia a delinearsi con sempre maggiore chiarezza il contesto in cui si muoveva il volontario.

Più volte – e su questo sono in corso nuove verifiche – Franceschi era arrivato per primo sui luoghi degli incendi sui Monti Pisani. Un tempismo che aveva già insospettito i carabinieri Forestali di Calci che hanno poi informato i colleghi del reparto operativo del comando provinciale dell’Arma e la Procura.

Così come è stato per il disastro del 24 settembre, Franceschi avrebbe fornito agli inquirenti tutta una serie di informazioni anche sul rogo del 15 e su altri casi. Lui era sempre così informato su tutto che ha finito per richiamare le attenzioni degli investigatori su di sè. Sarebbero state le numerose contraddizioni in cui Franceschi è caduto, unite ad alcune testimonianze, a fare cadere anche gli ultimi dubbi degli inquirenti. E il movente sarebbe da cercare – un classico di casi come questo – nella smania di protagonismo del volontario, persona fragile dal punto di vista emotivo anche se questo aspetto era sfuggito agli altri componenti dell’associazione. Nessuno sapeva, stando a quelle che sono le dichiarazioni di chi ha incontrato più volte Franceschi sul luogo degli incendi, che Giacomo aveva attacchi di panico e che usava farmaci per contrastarli. Lo ha detto anche il presidente del Gva Federico Delle Sedie, amareggiato per quello che è successo. Se la comunità e la stessa associazione dell’antincendio avessero avuto percezione del disagio del volontario, probabilmente le cose sarebbero andate diversamente.

Quasi sempre a provocare gli incendi nei boschi è l’uomo. Nel frattempo i volontari dell’antincendio boschivo di Calci cercano di andare avanti nella loro opera di impegno verso il monte. E la stessa gente di Calci si trova davanti una realtà molto lontana da quella che ha sempre immaginato.

S. C.

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