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Concerie dismesse sull’Egola, proprietari contro il Comune

Concerie dismesse sull’Egola, proprietari contro il Comune

Vicino al fiume c’è un complesso in parte già inutilizzato I padroni vogliono riqualificarlo ma l’ente non è d’accordo

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PONTE A EGOLA. Una diatriba sul destino di alcune vecchie concerie dismesse o in fase di dismissione, che vede “sul ring” alcuni proprietari di Ponte a Egola e l’ente comunale; una questione che va avanti da tempo e che ha spinto i proprietari a rivolgersi anche al difensore civile.

Ma torniamo indietro: in via Savonarola a Ponte a Egola, in prossimità del fiume, esiste un complesso produttivo ormai datato, in parte già dismesso; un’area che potrebbe in futuro diventare il parco fluviale dell’Egola, anche se questi proprietari non sono d’accordo.

«Il primo regolamento urbanistico del Comune – spiegano – approvato nel 2008 permetteva la ristrutturazione urbanistica degli ex fabbricati conciari dismessi con un recupero a destinazione residenziale-commerciale-direzionale, con un aumento del 20% della superficie utile lorda in caso di demolizione e ricostruzione.

Nei 5 anni successivi, viste le norme favorevoli, sono stati fatti vari tentativi per avviare l’intervento, ma senza successo a causa del grosso impegno economico relativo all’operazione immobiliare. Con il secondo regolamento urbanistico (2014) l’aumento del 20% è sparito e si prevedeva solo la ristrutturazione dell’esistente, che non avrebbe consentito la riqualificazione dell’argine sinistro dell’Egola». E qui si le posizioni fra amministrazione e proprietari divergono: «Dopo aver presentato un’osservazione, in sede di approvazione l’ente ha radicalmente modificato la norma vietando qualsiasi intervento anche di ristrutturazione edilizia con la previsione di liberare l’intera area dai volumi esistenti per poi destinarla a parco fluviale, recuperando la volumetria col sistema della perequazione. Il problema è che i terreni per la perequazione non li scegliamo noi ma siamo noi a doverli pagare, mentre noi vorremmo riqualificare quello che abbiamo».

L’amministrazione da par suo propone la perequazione perché per quell’area ha intenzioni totalmente differenti. Nel frattempo uno dei proprietari ha scritto anche al Difensore Civico della Toscana, una figura di garanzia a tutela del cittadino, che ha il compito di accogliere i reclami non accolti in prima istanza dall’ufficio reclami del soggetto che eroga un servizio. Questo per ricevere dall’amministrazione una spiegazione sul cambio di destinazione dall’area, riservandosi eventualmente di adire le vie legali. —

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