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Pontedera

Demolito il campo rom dopo 30 anni La sindaca: «Missione compiuta»

Sabrina Chiellini Altro servizio a pag. 5
Demolito il campo rom dopo 30 anni La sindaca: «Missione compiuta»

Le ruspe abbattono le baracche in via del Nugolaio, sono stati versati 500 euro a ogni persona che ha lasciato l’area

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NAVACCHIO. Il campo nomadi di via Nugolaio è deserto quando alle 8 cominciano ad arrivare le ruspe per la demolizione delle baracche, gli operai comunali e le forze dell’ordine, polizia, carabinieri e polizia municipale. Le ultime famiglie hanno lasciato l’area già sabato pomeriggio dopo avere acceso alcuni fuochi per bruciare vecchie cose, tant’è che più volte nella giornata di sabato ci sono state segnalazioni ai vigili del fuoco.

È il giorno dello sgombero e della demolizione delle case-baracche di quello che è stato uno dei primi insediamenti rom della provincia di Pisa. Il primo ad essere in qualche modo seguito dal Comune di Cascina e servizi sociali già dal 1983. Arrivando al governo locale, la Lega e il centrodestra ne avevano promesso lo smantellamento. Un lavoro silenzioso, a parte le polemiche su Facebook, durato mesi, fatto anche di mediazione con i 38 rom (24 sono i bambini) che vivevano nel campo. Per ogni persona allontanata il Comune ha pagato 500 euro, invitando i capifamiglia a trovare una sistemazione abitativa.

Atti alla mano, i dirigenti comunali dei vari settori interessati allo smantellamento si presentano al briefing, in attesa dell’arrivo dei tecnici Enel chiamati a mettere in sicurezza l’area. C’è anche un assistente sociale a seguire le operazioni. Il campo, come spiega l’operatore Enel, era senza un vero e proprio contatore, che era stato rubato: «Qualcuno ha fatto un collegamento alla linea della corrente per prendere energia. Comunque Enel ha sempre inviato le bollette al Comune, facendo una stima del consumo in base al pregresso».

Sabato sera il campo era deserto ma non tutti avevano traslocato, sapendo dell’ordinanza della sindaca Susanna Ceccardi, commissaria regionale della Lega e consigliera del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che ieri ha plaudito alla demolizione. L’intervento finale, concordato con la prefettura e mantenuto sotto riservatezza fin dalla fase iniziale, va dunque avanti come previsto. I nomadi hanno aderito alla proposta di incentivi economici. C’è chi ha preso casa in affitto a Ponsacco e Pontedera e va in una struttura alberghiera per qualche giorno.

I primi ad arrivare ci sono il vicesindaco Dario Rollo e l’assessore Luciano Del Seppia: entrambi seguono i vari aspetti dello smantellamento, dai costi alla bonifica ambientale. Perché nel campo ci sono montagne di rifiuti di ogni genere, carcasse di auto, vecchie roulotte e una marea di rifiuti ingombranti e vestiti di ogni genere. Quando la demolizione vera e propria inizia arrivano anche la sindaca Ceccardi e l’assessore al sociale Edoardo Ziello.

«Questo campo – ha detto il sindaco – ha una trentina d’anni di vita, più o meno la mia età e rappresenta il modello di integrazione del Pd che ha favorito il proliferare di queste situazioni in Toscana. Noi invece abbiamo lavorato perché i numerosi minori che vivevano qui potessero vivere in condizioni più dignitose e ora chiudiamo tutto. Nessun insediamento come questo può essere tollerato in un paese civile».

«Missione compiuta! Campo rom sgomberato e demolito. Forza ruspa»: non mancano i post su Facebook per fare la notizia con qualche nota di colore e l’immancabile foto sulla ruspa. «Con la Lega finalmente arriva la legalità!», dicono Ceccardi e di Ziello prima di pubblicare la foto che li ritrae sopra una ruspa e col pollice alzato. «A questo punto, se andiamo a vedere, le linee di mandato del mio assessorato – dice Ziello – sono state completate. Le chiacchiere del Pd stanno a zero. Per anni avevano detto, Sandra Capuzzi in testa, che avrebbero smantellato questo campo. Ma non ci sono riusciti e quattro anni fa hanno addirittura comprato tre nuove roulottes».

Ma il Pd non ci sta: «Ceccardi innesca una bomba sociale. Sindaca e assessore al sociale chiudono il campo in cui risiedevano alcune famiglie, le più seguite dai servizi sociali e regolamentate da un protocollo che portasse avanti un modello d’integrazione tale da offrire, ai figli di queste famiglie, la possibilità di completare il percorso scolastico dell’obbligo e stimolare un tentativo di reale inserimento nella comunità».

Sabrina Chiellini

Altro servizio a pag. 5

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