Il Tirreno

Pontedera

il processo 

Asili e soldi spariti, il pm chiede tre anni per le due educatrici

S. C.

Le donne finite nello scandalo legato al funzionario comunale Alberto Romei respingono ogni accusa, ma secondo la Procura non potevano non sapere

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CASCINA. Dopo la condanna a sei anni di Alberto Romei, 52 anni, di Pisa, accusato di peculato e truffa per avere fatto sparire 500mila euro dalle casse del Comune di Cascina, va avanti il processo contro Chiara Novi, 41 anni, di Pisa, e Carla Morescalchi, 57 anni, che è originaria di Viareggio e ora vive a Cascina.

A differenza di Romei, le due donne, finite nei guai in concorso con Romei che ha scelto un rito abbreviato per chiudere il processo, respingono ogni accusa. Hanno affrontato un processo con rito ordinario, convinte di dimostrare la loro estraneità ai fatti. Dicono di non essersi mai rese conto di dove finissero i soldi che loro consegnavano a Romei.

Ieri è stato sentito il dottor Andrea Biagiotti, dirigente della macrostruttura economico finanziaria del Comune fino al 27 dicembre 2014. Anche lui ha confermato che l’attività di Romei non era in alcun modo controllata. L’iter procedurale che riguardava la gestione dei nidi e alcuni progetti per disabili non era sottoposto ad alcuna verifica. Entrambe le educatrici, anche se con modalità diverse, hanno restituito a Romei somme che in precedenza avevano avuto dal Comune per la gestione delle attività educative per l’infanzia.

Morescalchi è finita nei guai come legale rappresentante dell’associazione cascinese “Telefono Tata”. Novi si è prestata a prelevare soldi ricevuti attraverso bonifici per la gestione della scuola privata di cui è titolare, e poi a consegnarli a Romei non si sa bene a quale titolo.

Il processo si avvia alle fasi conclusive. Dopo la testimonanza di Biagiotti, il pm Giovanni Porpora, ha rimarcato l’anomalia di ricevere soldi dal Comune per poi stornarne una parte a favore di un funzionario senza mai domandarsi il motivo.

Al termine della requisitoria ha chiesto una condanna a tre anni di carcere per le due imputate. In sintesi la sua posizione: non potevano non sapere. Il processo è stato aggiornato al 15 febbraio per le conclusioni della parte civile (il Comune si è costituito) e per quelle della difesa.

Romei si occupava di “Diritto allo studio, nidi e progettazione esecutiva”. Per mettere su un sistema che gli consentiva di drenare soldi pubblici, secondo l’accusa, il responsabile dei nidi si era appoggiato a due rappresentanti legali di due associazioni che gestivano nidi privati.

Stando alla Procura gli asili convenzionati del Cascinese ricevevano i soldi dal Comune per i loro servizi all’infanzia. Poi il funzionario li avvertiva che per esigenze di riequilibrio avrebbero dovuto restituire una parte di quanto ricevuto. Un “giochino” che è stato possibile perché nessuno – fatto piuttosto grave – controllava gli atti e il lavoro di Romei. –

S. C.

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