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Giuseppe Cau, il cavaliere della Vespa compie 90 anni

Andreas Quirici
Giuseppe Cau (al centro) festeggiato al Museo Piaggio
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Giuseppe Cau (al centro) festeggiato al Museo Piaggio

Festa al Museo Piaggio per l'ex pilota della squadra corse: "Lo scooter di D'Ascanio ha cambiato la mia vita" 

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PONTEDERA «La prima volta che mi sono messo alla guida di una Vespa ero ancora a Roma. Lavoravo in un’officina meccanica. E da quel momento la mia vita è cambiata». Giuseppe Cau è legato a doppio filo all’icona su due ruote del Made in Italy. Ora che ha compiuto novant’anni, la sua città adottiva, Pontedera, l’ha celebrato con una festa in quello che oggi è il tempio del suo grande amore: il Museo Piaggio. 
L’altra sera erano in tanti a circondare il cavaliere della Vespa con bicchieri in mano e sguardi sulla torta che sancisce un traguardo invidiabile per il pilota più noto della squadra corse e di quella acrobatica della Piaggio. «È stata davvero una bella festa – racconta il novantenne – Emozionante ricevere l’affetto di tante persone in un luogo che fa ormai parte di me». 
Cau, infatti, è ancora protagonista di tante iniziative del Museo Piaggio. Riceve gli studenti delle scuole in visita, raccontando la sua storia e quella della Vespa. Che poi è un po’ la stessa cosa, visto che Cau è arrivato a Pontedera nel 1948, due anni dopo la nascita dello scooter inventato da Corradino D’Ascanio. 
«È partito da Roma settant’anni fa, arrivando alla Piaggio di Pontedera come pilota. Vincitore di tantissime gare in Vespa, appartenente alla gloriosa squadra corse, alla squadra acrobatica – racconta Eugenio Leone, consigliere comunale e protagonista del Vespa Club, oltre che organizzatore della festa di compleanno – Giuseppe Cau è stato collaudatore della Vespa per decenni e collaudatore del Ciao. A questo proposito ricordiamo il suo raid “Seregno-Pontedera” nel giugno del 1967 per mettere a punto la carburazione del “motore”, come lo chiama lui, pochi mesi prima della sua uscita sul mercato della fine del 1967». 
La scintilla tra Cau e la Vespa si è accesa nel 1946. «Nell’officina in cui lavoravo andavamo ad Aversa a prendere moto militari che rimettevamo in sesto per rivenderle – ricorda l’ex pilota – Una volta finito il lavoro, toccava a me provarle. Ero piccolo di statura, pesavo 40 chili e per mettere i piedi a terra dovevo appoggiarmi ai marciapiedi. Poi un giorno ci portarono una Vespa con una ruota forata. La guardavo curioso, ma sentivo che c’era qualcosa di diverso. Dopo la riparazione la misi in moto a partii. Guidavo agile intorno al palazzo dov’era l’officina». 
Una casualità che diventa l’inizio di una leggenda. «Chiedemmo in prestito la Vespa al proprietario per una corsa a Ostia». E qui Cau che fa? Si mette a sorpassare in curva. «Fui notato dal titolare del concessionario Vespa di Roma che mi assunse – prosegue Cau – E poi arrivai a Pontedera per volontà di Enrico Piaggio che mi chiamava il suo “fantino” per via della statura e per il fatto che vincevo spesso». 
Storie di vita e d’amore. Aneddoti che ruotano tutti attorno a due miti di Pontedera che vanno a braccetto dal 1946. 

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