Il presidio
Ex parà perseguitava la figlia e la moglie
ll militare addebitava alla giovane la scelta della donna di volersi separare. Il pm chiede la condanna a un anno
PISA. «L’imputato è colpevole di stalking contro la figlia e merita di essere condannato a un anno». La requisitoria del pubblico ministero onorario, Vincenzo Molinaro si chiude invocando una sentenza di piena responsabilità per un ex militare della Folgore di 59 anni, di Livorno, ma che ha vissuto a Pisa per quasi tutta la sua carriera in divisa. Una storia dolorosa che per una volta modifica i ruoli dei protagonisti di un reato che di solito vede contrapposti il lui e il lei di una coppia.
Davanti al giudice Luca Salutini si è dipanato un travaglio familiare in cui è il padre quello additato come il persecutore della figlia. L’ex moglie e la giovane, residenti a Pisa, si sono costituite parte civile con gli avvocati Ranieri Del Torto e Maria Grazia Senatore. I legali si sono associati alla richiesta del pm chiedendo la condanna dell’imputato alle spese mediche (per lo psicoterapeuta, ndr) a favore della figlia e al pagamento dei danni di salute e morale. L’assoluzione è stata, invece, chiesta dall’avvocato Silvio Monti, legale dell’imputato di cui non facciamo il nome per non rendere riconoscibili le parti offese.
Per l’accusa i tormenti contro le due donne, in particolare la figlia, sarebbero andati avanti dal giugno 2013 al giugno 2014. Alla base di tutto gli effetti collaterali di un matrimonio arrivato al capolinea. Litigi, incomprensioni irreversibili. Lei lo vuole lasciare e lui trasferisce la disciplina militare in casa con atteggiamenti da padre-padrone. Nessuna violenza fisica. Le urla e le pressioni sono la regola. La relazione è ormai fuori dai binari, quando l’imputato si costruisce un film suo sulle ragioni del fallimento di coppia. È la tesi dell’accusa riportata nelle querele delle due donne. Immagina complotti e responsabilità e assegna alla figlia la decisione della moglie di lasciarlo. Le contesta di aver brigato per mettergliela contro. E allora, convinto di essere diventato la “vittima” di una sorta di congiura, sfoga sulla ragazza la rabbia di un addio subìto. Per un periodo i tre vivono insieme. La coppia da separata sotto lo stesso tetto, la figlia per stare vicino alla mamma. Il padre, stando alle denunce, non dà tregua alla giovane che per un periodo è costretta a prendere psicofarmaci per non crollare. Telefonate, messaggi, appostamenti fuori dal luogo di lavoro. Un giorno trovano in casa un coltello esposto in bella vista. Sembra un avvertimento. Lo portano in questura. «Farete tutte e due una brutta fine» arriva a dire l’imputato sempre più fuori di sé. Le preoccupazioni diventano paure. Si sfiora l’irreparabile. Poi l’uomo se ne va di casa. —
Pietro Barghigiani
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