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Sesso con minori: respinta la richiesta dei domiciliari
Pietro Costia, pensionato di Oratoio, in cella da marzo rimane al Don Bosco in attesa del processo. Il magistrato ha firmato l’avviso di chiusura delle indagini
PISA. Chiusa l’inchiesta sulla storia di pedofilia in cui un pensionato deve difendersi dall’accusa di violenza sessuale e atti sessuali con minorenni. Con l’aggravante dell’età dei ragazzini che, all’epoca dei fatti, era al di sotto dei 14 anni.
Il sostituto procuratore Flavia Alemi ha firmato l’avviso di chiusura delle indagini nei confronti di Piero Costia, il pensionato di 75 anni di Oratoio in cella da marzo. Aveva provato a uscire, l’anziano che si è affidato fin dal giorno dell’arresto all’avvocato Giuseppe Mandarano.
Il gip ha respinto la sua richiesta, a cui aveva dato parere negativo la Procura, spiegando che la reiterazione del reato e il rischio di inquinamento delle prove, cercando magari di contattare i ragazzi e convincerli a ritrattare, siano pericoli ancora reali. Di qui il no all’istanza con cui il legale aveva chiesto i domiciliari per il suo cliente, anche in considerazione dell’età avanzata e della condizione di incensuratezza. L’inchiesta della squadra mobile della questura ha messo insieme tutti i tasselli che servono alla Procura, dopo l’arresto, per giustificare un rinvio a giudizio già nelle prossime settimane.
Costia avrà due strade da scegliere. Farsi processare con rito abbreviato, sulla base degli atti, in camera di consiglio e con un sconto di un terzo in caso di condanna.
Oppure decidere per un processo con rito ordinario, pubblico, con i ragazzi che lo hanno denunciato a sfilare sul banco dei testimoni per raccontare lusinghe iniziali e rapporti completi o tentati in casa o nella sua auto. E proprio l’incendio della Ford Focus del pensionato nel dicembre di un anno fa, fu l’effetto scatenante che portò gli investigatori a sollevare il velo su un single il cui volto nel corso dei mesi ha assunto i tratti del predatore seriale di minorenni. L’autore del rogo, il quarto accusatore del pensionato, nella fuga dopo aver appiccato il rogo alla vettura parcheggiata a due passi dalla casa, venne travolto e ucciso da un treno diretto a Firenze. Si chiamava Nicolay Vivacqua e aveva 19 anni. Era finito tra i bersagli di un altro pedofilo, l’ex autista di scuolabus già condannato in primo grado in due processi simili.
Ex allenatore di formazioni giovanili tra Pisa, Bientina e Pontedera, il 75enne aveva eletto come terreno di caccia gli ambienti degli adolescenti stranieri, da nordafricani a nomadi, poco seguiti dalle famiglie e facili da irretire con la promessa di un provino per giocare in una squadra di calcio. La conoscenza occasionale si fa approccio confidenziale. Spesso le avances vengono respinte, altre volte i ragazzini sui 12-13 anni cedono alle voglie dell’anziano. La Procura ha raccolto le accuse in un fascicolo diventato un manuale del pedofilo cacciatore di ragazzini. —
Pietro Barghigiani
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