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Il nonno di Danny: «Guardando la tv ho saputo che mio nipote è in carcere»
Sauro Zei gestisce un vivaio a Chiesina, il pick-up con cui il nipote è andato a Montopoli venerdì è suo: ora è sotto sequestro
CHIESINA UZZANESE
Dal cancellone sul cortile della grande casa di via della Resistenza si affaccia il nonno, Sauro Zei, 80 anni. È vestito da lavoro, viene avanti piano, le mani nella tasca del giubbotto. È l'ora di pranzo di ieri.
«Io non so niente, nessuno mi ha detto nulla. I carabinieri mi hanno detto soltanto di non preoccuparmi e di stare tranquillo. Ma io è due giorni che non vedo mio nipote e mia figlia, che sarà in giro da qualche parte. Stamani (ieri, nda) ho visto la televisione e la foto di mio nipote: non so da che parte rifarmi, è un fulmine caduto dal cielo».
A ogni domanda prende a camminare, a trascinarsi avanti e indietro. Fa per rincasare ma poi torna verso il cronista. Scuote la testa, gli occhi vigili ma affaticati fissano la ghiaia: «Ho finito anche le sigarette. Hanno sequestrato il mio pick-up, come faccio ad andare a comprarle?».
Sauro Zei è il nonno di Danny Scotto, il ragazzo sottoposto a fermo dai carabinieri per l'omicidio di Giuseppe Marchesano, il 27enne trovato morto sabato sera nella sua casa di Casteldelbosco, frazione del comune di Montopoli Valdarno, nel Pisano.
Zei è rimasto solo nel casolare a un passo dal casello dell'autostrada, a pochi metri dal bivio che porta a Michi, poi Marginone, Altopascio. Due piani spaziosi che danno sulla vastità dei campi: lui vive al piano terra, mentre quello superiore è sotto sequestro, ci sono i sigilli alle persiane verdi. Lì sopra dormono Danny, anche lui 27enne, e sua mamma Grazia, figlia di Sauro.
Danny è in carcere, al Don Bosco di Pisa, con un'accusa gravissima, omicidio volontario. Grazia Zei invece non si trova. In paese in pochi hanno contatti con questa famiglia. Quel casolare sembra isolato, eppure centinaia di automobili ogni giorno ci passano davanti, scorgono le rimesse degli attrezzi, le serre malmesse ma sempre in piedi. «Sono piante ornamentali – le indica Sauro Zei – quando posso le vendo, ma ora è inverno, il lavoro non è molto. Mio nipote mi ha sempre dato una mano, da solo come faccio? Ma da quando a febbraio ha fatto l'incidente in moto sulla Camporcioni veniva sempre meno giù ad aiutarmi. Mi diceva: nonno, se c'è qualcosa che posso fare lo faccio».
«Povero ragazzo – continua - a quella moto ci teneva, era nuova e l'ha trovata distrutta quando gliel'hanno riconsegnata dopo l'incidente. Era un mio regalo: 15.000 euro, devo ancora finire di pagare il finanziamento. Una Yamaha 1.100 o 1.200, mi sembra».
Emerge un ménage familiare di cui non è facile venire a capo. Danny Scotto ha perso il padre cinque anni fa per una malattia. Ma già da molto tempo non aveva rapporti stretti con lui: quando i suoi genitori si sono separati, il presunto omicida è rimasto a vivere insieme alla madre nella casa del nonno. Il padre invece è andato ad abitare a Monsummano con l'altra figlia, oggi trentenne, di cui nessuno a Chiesina si ricorda. La madre Grazia si è poi riaccompagnata con un altro uomo da cui ha avuto una bambina, che ha dieci anni. La sorellastra di Danny vive in un comune del Pisano con i nonni paterni.
«È un ragazzone, a volte l'ho visto correre per questa strada, andava anche in bicicletta. Il giorno spesso era giù nell'orto a dare una mano». La signora Lina abita di fronte al vivaio degli Zei, conosce Sauro da tanti anni, come una buona vicina, meno la figlia e il nipote, «che non danno confidenza».
«Sauro è morto dentro da tempo», afferma con tono dimesso. Nel Casale Ducci, prima del ponticino verso Pescia e dell'ingresso in autostrada, altre signore hanno sguardi di sconforto. «Una tragedia, il bambino e sua sorella li abbiamo visti soprattutto da piccoli – dicono – negli anni poi anche l'attività del vivaio è andata finendo. Il ragazzo ogni tanto lo vedevamo ancora correre o andare in bicicletta sulla strada, ma nulla di più».
Forse la stessa bicicletta con cui Danny Scotto è andato al bar You and Me, poco più avanti sullo stradone, dove lunedì mattina intorno alle 6,30 i carabinieri lo hanno fermato mentre faceva colazione. —
LUCA SIGNORINI
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