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Pontedera

il ricordo 

Cinque anni fa moriva monsignor Vasco Bertelli vescovo che ospitò il Papa

PAOLO FALCONI
Cinque anni fa moriva monsignor Vasco Bertelli vescovo che ospitò il Papa

Aveva 89 anni e da un po’ si era ritirato nel convitto ecclesiastico a Firenze. Resse la diocesi dall’85 al 2000. Nell’89 ospitò in visita Giovanni Paolo II 

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volterra

Il 2 novembre di 5 anni fa monsignor Vasco Giuseppe Bertelli, prima proposto a Pontedera, poi vescovo a Volterra, ci lasciava. Aveva 89 anni. Da qualche tempo le sue condizioni di salute erano peggiorate, indubbia conseguenza del trauma per l’improvvisa e prematura morte del nipote Stefano con cui viveva. E si era trasferito al convitto ecclesiastico di Firenze. Ma da Pontedera non si “mosse mai” e ricordava nomi, date, fatti della città e della diocesi di Volterra che guidò dal 1985 al 2000. Chi ha conosciuto monsignor Bertelli, anzi don Vasco, non ha avuto difficoltà a capire che da cappellano, parroco o vescovo, era sempre a disposizione di chiunque.

Dopo l’Università Gregoriana e qualche anno come cappellano del duomo nella Pontedera semidistrutta dell’immediato dopoguerra, andò al Villaggio Piaggio per 7 anni. Nel 1960 fu trasferito alla parrocchia di San Giuseppe appena costituita. Ma prima, ebbe modo di raccontare, «ho celebrato la prima messa al Romito la mattina di Natale. Era il 1960. La celebrai in un trinciatoio. Praticamente potevo essere in mezzo alle vacche. C’era tanta gente. Quando nacque, Gesù era in una mangiatoia».

A San Giuseppe fece vedere la sua stoffa dando vita a molteplici iniziative. Meno appariscente, ma non meno insignificante, la sua frequentazione delle periferie esistenziali: i carcerati (fintanto a Pontedera è esistito il carcere mandamentale, e poi il penitenziario di Volterra), i malati di mente, i tossicodipendenti e le loro famiglie. E gli ammalati, soprattutto coloro che si recavano in pellegrinaggio a Lourdes con l’Unitalsi, a cui fu legatissimo fino agli ultimi giorni di vita. Con lui vescovo a Volterra, la ricorrenza di San Lino, il 23 settembre 1989, diventò un evento unico. Giovanni Paolo II, infatti, salì sul colle etrusco per rendere omaggio a Lino, primo papa dopo Pietro. Con mons. Bertelli, il Papa visitò anche le carceri in un incontro rimasto indelebile tra i reclusi del Maschio. Il bagno di folla fu tale.

Monsignor Bertelli fu anche instancabile costruttore e restauratore di chiese, sia da prete che da vescovo, lanciandosi in imprese che dal punto di vista finanziario avrebbero seriamente impensierito chiunque. Divenuto vescovo emerito, dopo aver lasciato la diocesi etrusca nei primi mesi del 2000, non si mise a riposo ma al servizio dei suoi confratelli , «vescovo ausiliare dei vescovi toscani» perché veniva invitato ad amministrare cresime, a presiedere celebrazioni solenni, a tenere conferenze.

Dal 2 novembre 2013 riposa nella cappella Serguidi della cattedrale di Volterra. Venne tumulato, in forma strettamente privata, a conclusione delle esequie celebrate in forma solenne nella cattedrale alla presenza di numerosi vescovi arrivati dalla Toscana e da altre regioni, dai parroci della diocesi, di rappresentanti delle autorità militari, dei sindaci dell’Alta Valdera e della Valdicecina. Erano 71 anni che a Volterra non si celebrava il funerale di un vescovo e la città accolse il feretro con tutti gli onori. Anche per questo monsignor Bertelli aveva scelto da tempo il luogo della sua sepoltura, come si addice a un vescovo. Gli amici e i familiari lo sapevano, così come lo aveva detto al suo successore, Mansueto Bianchi, che il 4 giugno 2000 fece il suo ingresso a Volterra come vescovo. —

PAOLO FALCONI



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