Il caso
Giovanni Gronchi, il ricordo della figlia Cecilia: «Mio padre? Dc anomalo»
La carica “rapì” il presidente alla famiglia, «ma lui fu sempre molto affettuoso Il giorno prima della licenza liceale volle ripassare con me la Divina Commedia»
PONTEDERA. «Mi ha preso proprio mentre stavo per uscire per accompagnare la mia nipotina un po’in giro. Però mi fa piacere parlare con lei e quindi chieda pure».
La signora Maria Cecilia Gronchi è di una cortesia e di una disponibilità fuori dal comune. E spiega con piacere, e anche al telefono si intuisce, la grande soddisfazione che ha nell’accudire la piccola Emma, 8 anni: «Oramai tutti gli altri sono grandi, ma ho ben 12 nipoti e sono anche bisnonna».
A Pontedera viene ogni tanto? «Sì, certo. Non soltanto quando c’è la visita di un presidente della Repubblica alla tomba di mio padre, ma anche quando il Centro studi organizza qualcosa. Del professor Paolo Morelli sono molto amica e ne ammiro l’impegno».
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Tra l’altro accanto al padre Giovanni, riposa la madre Carla Bissatini, deceduta il 14 agosto 1993 all’età di 80 anni. Era nata a Milano il 2 settembre 1912, aveva sposato nel 1941 Giovanni Gronchi dal quale aveva avuto oltre a Cecilia un altro figlio, Mario, morto nel 1980 per un tumore. «Mia madre fu una “first lady” molto presente ma allo stesso tempo riguardosa della funzione del marito senza alcuna velleità di prevaricazione. Lo seguì dovunque: in Brasile, in Unione Sovietica, negli Stati Uniti».
Mentre lei, signora Maria Cecilia, ha seguito suo padre soltanto in occasione della visita in America Latina, 1961, quella del famoso “Gronchi rosa”. «Francobollo che, tra l’altro, io non ho. Sì andai in America del Sud e fu una bellissima esperienza. Ero molto giovane».
Infatti la figlia del presidente aveva 11 anni quando venne eletto nel 1955 e quando uscì dal Quirinale ne aveva 18. La carica “rapì” il padre alla famiglia... «Eh sì, lo può immaginare. Comunque, seppe sempre essere molto presente e affettuosissimo. Se non a pranzo, almeno a cena era in famiglia e ci diceva sempre “Dobbiamo dare l’esempio”. Mi ricordo che il giorno prima della licenza liceale volle ripassare insieme con me la Divina Commedia. S’immagini cosa voleva dire farlo con lui, professore di lettere...».
Lei non ha mai svolto attività politica? «No mai, me bastava uno in famiglia». E dopo il settennato al Quirinale il padre si mise un po’in disparte. Del resto nella “balena bianca” come veniva definita la Democrazia cristiana, lui era senza dubbio un pesce anomalo. «Ha detto proprio bene. Guardi non esiste definizione migliore: era un pesce anomalo».
Posso chiederle cosa pensa di uno dei momenti ancora poco chiari della presidenza? Il governo Tambroni, per esempio. «Non mi intendo di politica, ripeto, ma secondo me l’onorevole Tambroni prese la mano a mio padre. Gli accordi erano altri e lui, invece, nel discorso di insediamento alle Camere, si mosse su altre strade. Poi la storia ha dimostrato come in realtà mio padre guardasse al superamento di un governo centrista in favore di uno di centrosinistra».
Lei sarà a Pontedera per la visita di Mattarella: «Certo. Vengono anche due delle mie figlie, Laura, giornalista sportiva, e Giorgia, mio nipote Gabriele, e i figli di mio fratello Mario: Alessandro, oncologo a Milano, Andrea, osteopata, e Angelica».
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