Italia
Si perde il 44% dell’acqua immessa in rete Il triste record spetta a Castellina (70%)
Nel comune di Pontedera il tasso di dispersione è del 40,8% più basso di quello provinciale, a Vicopisano sale al 67%
PONTEDERA
Tra i Comuni serviti da Acque Spa la maglia nera spetta a Vicopisano, seguito a ruota dal territorio di Calci. Nei due Comuni aggrappati al Monte Pisano, oltre i due terzi di tutta l’acqua immessa nelle condutture si perde per strada, senza mai arrivare ai rubinetti. Nel caso di Vicopisano, ad esempio, ogni 1363 metri cubi immessi nelle rete, ben 922 (il 67%) si perdono tra falle e rotture. A Calci siamo al 66,11%. In provincia di Pisa, però, c’è anche chi riesce a far peggio: è il Comune di Castellina Marittima (in questo caso gestito da Asa Spa) dove ogni giorno svaniscono 289 metri cubi ogni 413 (il 70% del totale). Il migliore è invece Montescudaio con il 12,6% di perdite.
LA CLASSIFICA
È il podio della triste classifica stilata del gruppo regionale di Forza Italia e resa nota dal consigliere ed ex sindaco di Altopascio Maurizio Marchetti, per quantificare il livello della dispersione idrica nei Comuni toscani, alla vigilia della scadenza delle concessioni con i gestori dell’acqua. Classifica che a Pisa capoluogo raggiunge una media del 42,18%, leggermente al di sotto della media regionale del 43,43%, ma con picchi comunque poco lusinghieri, specie nel popoloso territorio di Acque Spa dove, a detta dell’Autorità idrica toscana, il gestore dimostra «una capacità di investimento importante». La classifica, infatti, è ricavata proprio intrecciando i dati dell’Autorità idrica con quelli dell’ultimo censimento Istat sul consumo di acque potabili diffuso a fine 2017. A livello provinciale la percentuale di dispersione è pari al 44,12%. «Noi abbiamo scorporato i dati della Toscana, Comune per Comune – spiega Marchetti – per poi riaggregarli per provincia e per gestore».
I PIÙ SPRECONI
Da qui l’insolita classifica dove, su 37 Comuni della provincia di Pisa 12 sono quelli che perdono più della metà dell’acqua fra il punto di emungimento e i rubinetti. Dietro i già citati Castellina, Vicopisano e Calci, Tra i più “spreconi” troviamo anche Casale Marittimo (con il 60%) e il Comune di Buti, dove ogni 698 metri cubi d’acqua immessi nelle condotte soltanto 304 arrivano nelle case degli utenti e altri 394 se ne vanno via chissà dove, più o meno come succede nella vicina Bientina, dove la dispersione supera il 53% della quantità immessa.
I COMUNI PIù POPOLOSI
In termini assoluti, tuttavia, sono ovviamente i Comuni più popolosi (con maggiori punti di prelievo e più chilometri di condotte) a portare in classifica il grosso dei volumi. Dietro a Pisa, infatti, che disperde quasi 6mila metri cubi ogni 14mila, troviamo il Comune di Cascina dove, ogni giorno, su circa 4mila metri cubi immessi nella rete solo 2258 arrivano a destinazione, con una perdita del 43%. Non è da meno il territorio di Pontedera, dove le condotte sperperano circa 1200 metri cubi su 3000 (più o meno il 40%). Stesse cifre in un Comune analogo (per numero di abitanti) come quello di San Miniato, anche se la maglia nera del Valdarno spetta a Montopoli con il 44% di dispersione. Situazione a macchia di leopardo in Val di Cecina, dove ai tanti numeri negativi fa da contraltare il 30% di Volterra e Montescudaio con appena il 12%.
LA PROPOSTA
Da qui il consigliere Marchetti suggerisce una proposta per il futuro su cui lavorare e riflettere. «Anch’io sono per la ripubblicizzazione dell’acqua – dice – non fosse altro che per rispetto del referendum. Ma acqua pubblica può voler dire tante cose. Il modello di holding regionale prospettato dal presidente Enrico Rossi non ci convince: un nuovo carrozzone poco funzionale e che diventi parcheggio per qualche politicante dismesso non lo vogliamo. Le reti hanno bisogno di interventi veloci per contrastare livelli di dispersione tanto elevati. Io, ad esempio, ho studiato il tipo di gestione che a Parigi si è rivelato efficace in termini di abbattimento tariffario e investimenti. Informiamoci e poi la maggioranza ci dia una proposta su cui lavorare». —
GIACOMO PELFER
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