Il Tirreno

Pontedera

il caso 

«Fermate quella fondazione intitolata a chi ha ucciso Elisa»

Sabrina Chiellini
La fiaccolata a San Miniato dopo il femminicidio con suicidio
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La fiaccolata a San Miniato dopo il femminicidio con suicidio

Cresce il fronte delle donne che sono pronte a ostacolare l’attività promossa dal padre del calciatore di San Miniato che due mesi fa ha compiuto l’estremo gesto

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SAN MINIATO. Dopo il funerale del giovane Federico Zini che ha ucciso la ex, Elisa Amato, 30 anni e che poi si è tolto la vita, molti erano rimasti sorpresi dal silenzio sulla tragica vicenda. Le esequie sono state officiate dal vescovo di San Miniato. E sulla vicenda le istituzioni hanno scelto la strada del silenzio anche se San Miniato si è trovata davanti all’ennesimo caso di femminicidio. In tanti avevano deciso di rispettare il momento di dolore.

Sì, il silenzio era sembrata la migliore forma di rispetto e di vicinanza per chi aveva sparato e per la vittima. Due giovane vite spezzate, due famiglie piegate da un dramma difficile da immaginare e da anche da descrivere. Ma la decisione di Maurizio Zini, di dare vita a una Fondazione il nome del figlio Federico, il giovane calciatore che ha messo fine alla sua vita dopo essersi preso quella della ex, Elisa Amato, ha convinto anche chi finora era stato in silenzio che è arrivato il momento di parlare. A Prato, dove abitava la vittima, come a San Miniato, dove vive la famiglia Zini, è stata attivata una raccolta di firme. Sui social le prese di posizione si moltiplicano. C’è chi per amicizia è vicino alla famiglia Zini e chi la invita alla prudenza.

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«Questo è un primo passo per contrastare una situazione alquanto sgradevole e soprattutto poco educativa nei confronti di ognuno di noi, come persone, come cittadini, come madri, padri, figli, nonni. E' stata creata una fondazione anti-violenza sulle donne, che porta il nome di Federico, l'assassino di Elisa Amato», si legge nella raccolta di firme che ha tre le prime sostenitrici Elisabetta Catalanotto, ex assessore a San Miniato.

«Una fondazione del genere non può portare il nome di uno dei carnefici che ha stroncato la vita ad una ragazza che l'aveva ancora tutta davanti. Portandosela via senza alcun motivo, e distruggendo una famiglia dal dolore, assieme a tutte le persone che l'amavano. Firmiamo tutti e uniamo le nostre forze per far sì che questa oscenità non vada avanti», si legge nell’appello a sostegno della raccolta di firme. Viola Erbucci una delle amiche del cuore di Elisa Amato invita a firmare sul sito Buonacausa.org per dire «No al nome di Federico Zini su una fondazione anti violenza». Le donne di San Miniato sono pronte a fare sentire la loro voce.

L’intento del padre del giovane era quello di ricordare un figlio tanto amato e perso così prematuramente. Un ragazzo generoso, lo descrivono gli amici. Ma non potrà sfuggire che negli ultimi mesi della sua vita deve essere stato anche un ragazzo con un profondo disagio rimasto sotto traccia o non intercettato. Al punto che aveva avuto il tempo di prendere il porto d’armi per uso sportivo e di acquistare una pistola, di premeditare un gesto che ancora oggi, a distanza di due mesi, dalle due morti resta senza una spiegazione.

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