Il Tirreno

Pontedera

Il corpo sulla riva del lago a Glasgow è del pontederese Cristiano Rimicci

di Andreas Quirici
Il corpo sulla riva del lago a Glasgow è del pontederese Cristiano Rimicci

Il 45enne era scomparso in Scozia lo scorso gennaio. Salma cremata dopo la comparazione del Dna dei genitori

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PONTEDERA. Purtroppo sì, quel corpo trovato sulla riva di un lago vicino a Glasgow è di Cristiano Rimicci. La storia del 45enne, partito da Pontedera alla volta prima dell’Irlanda e poi della Scozia, con una breve parentesi nella sua città natale prima dell’ultimo viaggio verso la morte, finisce qui. O meglio è terminata mesi fa, probabilmente poco dopo essere stato visto nella città britannica per l’ultima volta, il 19 gennaio scorso. La salma di Cristiano è stata cremata e verrà salutata per l’ultima volta dagli amici venerdì a Pontedera.

Nato e cresciuto ai Villaggi. Quello che in molti sospettavano, quindi, è risultato esatto. La speranza di vederlo spuntare di nuovo nel quartiere dei Villaggi dov’era nato e cresciuto, con il suo sorriso sempre malinconico e quell’espressione che aveva tra l’insoddisfatto e il curioso, vola via per sempre insieme all’incognita di non sapere cosa stesse facendo sulla riva di quel lago scozzese dove poche settimane fa la polizia di Glasgow ha rinvenuto un corpo che poteva essere quello di Rimicci. Ma la lunghissima permanenza in acqua ne avevano reso pressoché impossibile il riconoscimento attraverso il semplice, e tragico al tempo stesso, gesto di sollevare il telo bianco all’obitorio per capire se fosse lui o meno. Serviva il test del Dna e la comparazione con quello dei genitori, anche se alcuni tatuaggi ancora visibili su una gamba e uno zainetto rosso con effetti personali avevano indirizzato le indagini proprio sul pontederese.

Quel filo mai interrotto. Ora la certezza, anche se sulle cause si parla di un non meglio precisato incidente. La famiglia ha deciso di cremarne il corpo e di concedere l’ultimo saluto a Cristiano a chi lo aveva conosciuto e gli era rimasto a fianco, nonostante i suoi tanti anni all’estero. Un filo, quello con il posto dov’era nato, che non si era mai interrotto. Dove tantissimi lo conoscevano con il soprannome di Memo. Ma per chi era cresciuto insieme lui, condividendone l’infanzia e le prime esperienze, era semplicemente Cristiano, un ragazzo diventato uomo che cercava altrove la sua dimensione. In Scozia lavorava nel settore della ristorazione. Si stava costruendo una famiglia. Aveva comprato una casa. Aveva un cane a cui voleva un bene dell’anima.

Routine spezzata. Poi, quasi all’improvviso il ritorno a Pontedera. Segno che qualcosa si era rotto nella sua routine scozzese. In quei giorni lo vedevi con mamma, Daniela, in corso Matteotti. Cercava qualcosa. La donna oggi ringrazia «tutti quelli che sono stati vicini alla sua famiglia in questo periodo di disperazione». Lavoro, stabilità. Una nuova occasione. Cristiano non ha trovato nulla di tutto questo a casa ed è ripartito. Altrove. In Scozia, che lo aveva accolto, dandogli l’impressione di offrirgli un futuro. E che invece, ha finito per portargli via tutto.

Verso l’addio. Era arrivato l’inverno e Cristiano era salito di nuovo su un aereo diretto al Nord. Poco dopo la metà di gennaio alcune persone che lo conoscevano lo avevano visto a Turriff Street, nella zona di Glasgow chiamata Gorbals. A marzo la famiglia, non avendo più notizie del quarantacinquenne, era partita alla volta della Scozia per provare a cercarlo. Ma ogni tentativo di rintracciarlo era stato vano. Ad aprile la decisione di presentare denuncia alle autorità scozzesi. A giugno il ritrovamento del cadavere sulla riva del lago di Glasgow, poi il test del Dna e la terribile notizia che nessuno dei suoi amici avrebbe mai voluto sentire.

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