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Pugni, orgoglio e fatica: Mazzinghi, il pugile-eroe che pacificò il ’68 partendo da Pontedera

Sergio Braccini
Il pugile Sandro Mazzinghi durante un allenamento
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Il pugile Sandro Mazzinghi durante un allenamento

Esce un volume ricco di storie, aneddoti, cronache sportive e familiari nel 50° anniversario della conquista del titolo mondiale Superwelter

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PONTEDERA. L’orgoglio e la fame, germogli di un’origine umile. Il coraggio. Le gioie. Le cadute. La tragedia della morte della moglie. Le risalite. L’odore acre dei lenimenti; la puzza del sudore, nel chiuso di palestre-tempio di un’era in bianco e nero. Il rispetto e la violenza che vanno a braccetto, in quel magico caleidoscopio d’emozioni che è "la nobile arte". La popolarità, difficile da gestire.

C’è tutto questo e molto altro ancora nelle quasi seicento pagine piene di storie, cronache sportive, aneddoti, commoventi spaccati di vita familiare e fotografie di "Mazzinghi. Un eroe del ’900" di Riccardo Minuti, edito da Tagete (576 pagine, disponibile in libreria e nelle maggiori piattaforme online) che racconta le gesta d’un gigante della boxe toscano. Un volume sincero ed esaustivo, sul "Martello di Pontedera", dato alle stampe in occasione del cinquantesimo anniversario di una storica impresa sportiva.

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Giorni "caldi". In Italia, e in tutt’Europa, imperversano le lotte operaie e studentesche del Sessantotto. Pontedera, casa madre della Piaggio, è uno degli epicentri delle contestazioni. E tra i murales che tappezzano la cittadina della provincia pisana, tra suggestioni proletarie e slogan antisistema, campeggia un gigantesco "Grazie Sandro". Quel Sandro è Alessandro Mazzinghi, che quell’anno conquista il suo secondo, epico, titolo mondiale dei Pesi Superwelter. A Milano, in uno stadio di San Siro con più di sessantamila spettatori, Mazzinghi sfida il poderoso sudcoreano Ki Soo Kim, che due anni prima aveva strappato la cintura a Nino Benvenuti, rivale storico del pontederese. E vince. Il pugilato riesce dove il calcio aveva fallito, con la sconfitta contro i coreani (in quel caso, del Nord) al campionato mondiale del 1966 in Inghilterra.

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Al rientro a casa, Mazzinghi viene accolto da una folla in delirio, che paralizza Pontedera: la città, fino a poco prima nel pieno della contestazione, si ferma per il suo campione. Ancora oggi Mazzinghi - che mercoledì 3 ottobre compirà ottant’anni - e Pontedera sono amorevolmente legati. È anche grazie a lui, oltre che per la Vespa e per aver dato i natali al presidente della Repubblica Giovanni Gronchi il 10 settembre del 1887, se la città è conosciuta nel mondo. Quel mondo sul cui tetto il pugile si è seduto mezzo secolo fa. Simbolo di un’Italia che provava la sua stessa "fame", unita nella voglia di crescere, ma che amava dividersi in fazioni, nelle rivalità sportive: Coppi e Bartali, Mazzola e Rivera, Berruti e Ottolina, Mazzinghi e Benvenuti. Dualismi mai sopiti.

«Sandro era deciso a trovare la sua strada, non aveva paura di prendere il primo colpo se serviva ad arrivare al corpo del suo avversario - scrive nella prefazione Mario Sconcerti, giornalista e opinionista sportivo, figlio di Adriano, manager storico del pugile di Bella di mai - Visto a tanti anni di distanza, Mazzinghi è stato nettamente il più grande pugile italiano. Più di Benvenuti. Perché Nino usava se stesso. Sandro andava sempre oltre, sapeva che non aveva altro modo di diventare eterno». 

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