Il Tirreno

Pontedera

Sciopero e blocco del magazzino Lidl «Uso selvaggio della flessibilità»

ANDREAS QUIRICI
Sciopero e blocco del magazzino Lidl «Uso selvaggio della flessibilità»

Manifestazione nazionale indetta dalla Filcams Cgil A Pontedera uno dei due centri della protesta in Italia

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PONTEDERA. Sotto un sole cocente è andata in scena lo sciopero con blocco delle merci al magazzino della Lidl di Pontedera, uno dei due punti in Italia scelti dalla Filcams Cgil per chiedere migliori condizioni di lavoro e dire no alla «flessibilità selvaggia». Nella sede di via Carpi si sono radunati dipendenti di vari punti vendita della Toscana e la maggior parte degli oltre 200 lavoratori del magazzino. Al lavoro in circa cinquanta, «prevalentemente contratti a termine o interinali», dicono i rappresentanti della Cgil.

L’azienda, dal canto suo, parla di un’adesione allo sciopero, a livello nazionale, inferiore all’1%: «Un segnale chiaro. Il contratto integrativo aziendale è stato compreso e apprezzato dalla quasi totalità dei nostri collaboratori».

Poca l’attività al magazzino pontederese, visto che il presidio ai cancelli è cominciato di primo mattino e che i camion con le merci in ingresso non sono stati fatti entrare. «Si erano preparati – dice il delegato Massimo Coppola – Il giorno prima dello sciopero sono entrati tantissimi camion in più rispetto al normale». Ieri, quindi, chi è entrato ha lavorato al confezionamento dei prodotti, ma alle 11 è uscito non facendo lo straordinario.

La Filcams è l’unica sigla a non aver firmato il contratto integrativo lo scorso marzo. «Non condividiamo lo sfrenato ricorso alla flessibilità in deroga al contratto nazionale – spiega Giovanni Dalò, funzionario nazionale della Filcams – così come l’obbligo di lavorare la domenica e l’assenza d’incentivi come premi di risultato, malgrado l’azienda faccia utili da anni ormai. Per noi è disintegrativo non un accordo aziendale serio».

In pratica, la pietra dello scandalo per la Cgil è la sperimentazione sulla flessibilità introdotta dall’integrativo. «Se un lavoratore l’accetta – sottolinea Stefano Nicoli, segretario organizzativo della Filcams Toscana – si vede aumentare le ore settimanali, e quindi la busta paga. Ma la gestione del tempo in più viene stabilito completamente dall’azienda e con preavvisi minimi».

«La sperimentazione sarebbe dovuta partire il primo luglio in due punti vendita – aggiunge Coppola – ma per motivi burocratici della Lidl ancora non è cominciata. E il brutto della “nuova flessibilità” è che si tratta di un meccanismo contorto a danno del lavoratore».

«Siamo un’azienda che pone al centro il collaboratore – dicono dalla Lidl – Ci risulta difficile capire come si possa contestare un’intesa triennale che migliora il benessere e le condizioni economiche dei dipendenti e che è frutto del lavoro congiunto con le organizzazioni sindacali. Il contratto integrativo aziendale di Lidl Italia, siglato e ratificato da Uiltucs e Fisascat Cisl che rappresentano la maggioranza dei collaboratori iscritti alle organizzazioni sindacali, migliora ulteriormente le condizioni di lavoro, anche dal punto di vista economico. Ne sono un esempio l’istituzione di un welfare aziendale che offre ai collaboratori la possibilità di usufruire di prestazioni sanitarie aggiuntive rispetto a quelle previste dal fondo di categoria, la maggiorazione del 135% per il lavoro domenicale ordinario rispetto al 30% definito dal contratto nazionale, i buoni spesa di 100 euro annui e i buoni nascita di pari importo».

Posizioni distanti, praticamente opposte. E che potrebbero tornare a incontrarsi. Ma non prima di altre manifestazioni simili a quella di ieri. «È solo l’inizio della lotta», dice ancora Dalò. —

ANDREAS QUIRICI. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

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