Appello a donare sangue per gli ex studenti degli istituti superiori
Dal centro trasfusionale si fa il punto prima dell’estate Niglio: «Chi si diploma sfugge alle nostre iniziative»
PONTEDERA. Al centro trasfusionale, ormai alle porte della finestra estiva di luglio ed agosto, si tirano le somme della tre giorni organizzata un paio di settimane fa in ricorrenza della Giornata mondiale del donatore. «È andata piuttosto bene, – racconta il dottor Fabrizio Niglio, primario del centro trasfusionale di Pontedera e di quello di Voilterra – I donatori hanno risposto come sempre e stiamo recuperando nei valori assoluti». Importante, per l’ospedale Lotti, è farsi trovare pronto prima dei due mesi che sono, tradizionalmente, i più difficili per l’afflusso di sangue. «Vi era una forte carenza di gruppi sanguigni 0 ed A, – continua – ma la risposta è stata ottima, per il momento».
Appunto, perché rimane ancora l’appello lanciato a inizio mese dallo stesso primario: venire a donare prima delle ferie. Per i pazienti, il bisogno di sangue rimane costante, anche durante le vacanze. Per raggiungere l’obiettivo, occorre coinvolgere anche coloro i quali, spesso, sfuggono dal raggio d’azione delle iniziative promosse sia dal centro trasfusionale, sia dalle associazioni come Avis e Fratres. «C’è una popolazione particolarmente sguarnita tra i donatori – spiega Niglio – ed è quella dei giovani che hanno concluso le scuole superiori, che si avvicinano all’università o al mondo del lavoro».
Giocoforza, questi non hanno potuto partecipare al progetto di coinvolgimento portato avanti negli istituti scolastici e, molto spesso, non sono donatori assidui. Un capitale umano importante per diffondere e rafforzare la cultura del dono. Soprattutto perché, anche nel mondo della donazione, vi è un ineluttabile esigenza di turn-over. A 70 anni c’è lo stop per limiti d’età, ma già a partire dai 65, una serie di esami fungono da filtro che, inevitabilmente, riduce il numero di donatori.
«In generale abbiamo una popolazione sempre più anziana – sottolinea il primario – e per questo motivo coinvolgere la fascia che va dai 18 ai 28 anni è indispensabile per poter continuare a far bene».
A facilitare il compito, è il centro trasfusionale stesso. «Negli ultimi giorni abbiamo superato un’importante ispezione esterna – conclude Niglio – e il nostro lavoro e la grande professionalità del personale sanitario sono stati riconosciuti e certificati». Ora tocca ai giovani. —
Pietro Mattonai.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
