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Baby stalker patteggia due anni e due mesi

Baby stalker patteggia due anni e due mesi

Il ventenne avrebbe perseguitato l’ex fidanzatina picchiandola e costringendola a rubare alla nonna

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PONTEDERA. Per qualche settimana, secondo l’ex fidanzatina, era diventato il suo incubo. Appostamenti fuori da scuola, schiaffi e mani strette al collo di fronte alle compagne. Costringendola, sotto minaccia, perfino a rubare i soldi alla nonna (200 euro, 20 per volta) e a darglieli per acquistare la droga.

Ha patteggiato due anni e due mesi di reclusione un giovane albanese di 20 anni imputato per lesioni personali, furto, estorsione e atti persecutori ai danni di una ragazzina all’epoca dei fatti minorenne. La pena concordata fra le parti – la difesa era rappresentata dall’avvocata Awatif Sadouk e l’accusa dal pubblico ministero Aldo Mantovani – è stata accolta ieri mattina dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Pisa, Giuseppe Laghezza.

Il giovane era incensurato e secondo la procura avrebbe iniziato una relazione con la minorenne fra il luglio e l’agosto del 2017. È andato tutto bene, almeno fino all’apertura delle scuole. A settembre, infatti, la situazione è generata. Principalmente a causa della gelosia. L’alunna, in quel periodo, frequentava la quarta superiore in un istituto della provincia di Pisa, che Il Tirreno non rende noto per evitare di rendere riconoscibile la vittima.

L’ex fidanzato, che aveva rinunciato agli studi, le avrebbe impedito perfino di avere rapporti amichevoli con i compagni di classe, obbligandola a tenere acceso il microfono del cellulare con la chat di Messenger aperta, in modo da catturare ogni suono e sapere in tempo reale ogni sua parola, ogni sua azione, anche mentre seguiva le lezioni in classe. Ma non gli bastava. Un giorno, infatti, il ventenne a sorpresa prende un appuntamento con il preside dell’istituto superiore, chiedendo l’ammissione in classe. Il dirigente, però, deve per forza di cose rimandarlo a casa perché, essendo maggiorenne, può solo iscriversi ai corsi serali, quindi non con l’ex fidanzatina.

La denuncia alla polizia di Stato è scattata quando i genitori sono venuti a conoscenza della situazione. Poi, dopo aver informato il preside, hanno fatto due più due perché è stato il dirigente stesso a ricordare quel ventenne venuto nel suo ufficio per chiedere l’ammissione all’istituto. Con il patteggiamento l’imputato ha evitato il carcere, visto che la pena concordata è di due anni e due mesi di reclusione, caso nel quale è prevista la sospensione. (s.t.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA .

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