Il presidio
La offende dopo il parto «Sei grassa, fai schifo»
La donna al processo per violenza sessuale contro l’ex marito: «Dimagrii, lui disse che l’avevo fatto per farmi guardare. Cercò di prendermi davanti ai bambini»
PISA. «Dopo il secondo figlio ero ingrassata di almeno 30 chili. E lui mi diceva che facevo schifo, che non ero una donna. Mi sono anche operata allo stomaco per perdere peso, per tornare a piacergli. Non gli andavo bene neanche così. Allora mi insultava dicendomi che ero dimagrita per farmi guardare dagli altri uomini».
Seduta davanti al primo collegio del Tribunale (presidente Mirani, a latere Poggi e Frizilio), l’ex moglie dell’imputato (omettiamo il nome per non rendere identificabile la parte offesa, ndr) racconta la sua verità nel processo contro il padre dei suoi due figli.
È accusato di violenza sessuale aggravata e lesioni. Per una vecchia storia di maltrattamenti l’uomo, 39 anni, albanese, ha già patteggiato un anno e mezzo. Poi sono arrivate altre querele. E un nuovo processo (pm in aula Sisto Restuccia) in cui l’albanese è difeso dall’avvocato Tommaso Azzaro e la parte civile è assistita dall’avvocato Andrea Pieri. Nel corso dell’udienza è emerso anche un episodio di lesioni nei confronto del figlio maggiore e il dibattimento è stato aggiornato con la nuova contestazione al febbraio 2019.
Una storia iniziata nel segno dell’amore più profondo della donna, italiana, verso il 39enne. Si conoscono e vanno a vivere in provincia. La nascita dei figli anziché saldare l’unione crea le condizioni per sfaldarla.
«Un figlio ha problemi di autismo e lui attribuiva a me questa cosa – ha proseguito la donna –. Quattro anni e mezzo fa ho deciso di separarmi. Non ce la facevo più a sopportare insulti e botte. Non ha mai legato con i bimbi. Quando glieli lasciavo se un amico gli diceva di andare via, lui mi chiamava e dovevo andarli a riprendere. Non aveva pazienza con loro, li picchiava, specie quello autistico che aveva bisogno dei suoi tempi. Gli dicevo che avrei chiesto la separazione e lui mi rispondeva che tanto non avrei mai avuto il coraggio».
La moglie come “cosa” personale di cui disporre a piacimento. E, soprattutto, senza attribuirle una parità nella scelta di un’intimità imposta anche quando i due si erano lasciati e vivevano in case separate.
«È doloroso farsi maltrattare da una persona per la quale pensavi che l’amore sarebbe durato per sempre» ha sottolineato in aula la donna lasciandosi andare a un pianto composto.
Nel suo racconto c’è l’episodio del settembre 2014. Quello che fa scattare l’accusa di violenza sessuale aggravata, anche se nella fattispecie più lieve.
«Mi chiama per andare a riprendere i bambini – è il ricordo della ex moglie –. Entro in casa e i bimbi sono sul divano. Appena mi vede tenta un approccio squallido, una cosa fisica, diretta. Sembrava che per lui fosse un gioco, ma per me non lo era. Mi palpeggia, tenta di baciarmi e mi spinge sul divano. “Mi piaci” ripete più volte. Sta sopra di me. Reagisco colpendolo con un pugno al petto. Solo a quel punto mi lascia. Tutto questo avviene davanti ai bambini. Nei giorni successivi mi ha chiesto scusa, ma ormai il rapporto era perso e non solo per quell’episodio».
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
