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Violenza sessuale su una giovane disabile
Pesanti accuse nei confronti di un pensionato sessantenne. Attesa per l’esame del Dna prelevato sul corpo della ragazza
PISA. Non può esserci la parola di lei contro quella di lui. Non è possibile perché la giovane è una disabile mentale incapace di rendere testimonianza. Forse non ha neanche compreso quello che per l’accusa le è capitato.
Serve altro per chiarire se la contestazione di violenza sessuale aggravata sia solida e, soprattutto, riferibile a un pensionato che vive nel suo stesso paese. Quello di cui dispongono gli inquirenti darà una risposta scientifica e difficile da ribaltare: è il Dna della sostanza organica trovata sul corpo della giovane.
È un caso delicato che ieri ha avuto un anticipo dell’incidente probatorio davanti al gip Donato D’Auria e al pm Lydia Pagnini in cui i protagonisti, in particolare la psichiatra che ha sentito la ragazza, saranno chiamati a fornire un contributo su una storia dolorosa. Il tecnico che avrebbe avuto riferire sull’appartenenza del Dna non era presente e l’udienza è stata rinviata. È quella del liquido seminale la prova regina di un’inchiesta che a fari spenti è stata portata avanti per la vulnerabilità della ragazza che vive in provincia. Ha da poco superato i 20 anni e il suo deficit cognitivo è conclamato. È un sessantenne, invece, l’uomo accusato di aver avuto diversi rapporti sessuali con la ragazza. Un abuso doppio considerando quella che in gergo tecnico è considerata la minorata difesa di una persona che non è in grado di badare a sé. E che diventa un’aggravante nel momento in cui si consuma un reato. Fino a quando non sono iniziate le indagini, la ragazza aveva un’autonomia nel muoversi che l’ha portata a trovarsi da sola in paese. Quello spazio di libertà è diventato la sua vulnerabilità e per il sessantenne l’opportunità, secondo l’accusa, di approfittare della ragazza. La sua disabilità non le consente di percepire rischi e pericoli. E quando l’uomo l’ha avvicinata consumando rapporti sessuali, nell’ipotesi su cui si stanno cercando riscontri, lei non si è difesa. Non sapeva quello che le stava facendo. Non lo ha compreso in quel momento e neanche con piena cognizione dopo l’accaduto. È stata sentita dalla psichiatra e il video è agli atti. Ma non è in grado di testimoniare. Il suo mondo è scollegato dalla realtà. Una bimba nel corpo di un’adulta. Dopo l’ultimo incontro sessuale c’è chi si è accorto di qualcosa di strano.
Quella ragazza conosciuta in paese per la sua diversità poteva essere diventata un giocattolo sessuale. Un timore ben presente nel corso delle indagini. L’esame del Dna sulle tracce repertate sul corpo della giovane potrà essere la svolta nell’inchiesta. Nel frattempo la disabile è stata presa in consegna, con un’attenzione maggiore rispetto a quanto garantito finora, da parte di un centro specializzato.
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