Il presidio
I gialli, quelli veri, erano il suo pane
Luigi Spezia ha seguito da cronista alcuni fatti della nostra Italia
SAN MINIATO. «Il paese era, come si suol dire, spaccato a metà e dibatteva attorno a quella carta da gioco, una Donna di fiori, infilata tra le dita del morto, staccata dalle altre carte del mazzo sparpagliate nel sangue. Non c’era crocchio in piazza del Popolo, non c’era bar o sagrato, non c’era casa o negozio dove non si sposasse l’innocenza o, al contrario non si indicasse a dito la colpa, tanto evidente che non c’era bisogno di perderci tempo, dell’accusato, Lorenzo Boccia, un tipo selvatico, chiuso da giorni al Don Bosco di Pisa. Secondo i carabinieri era lui l’autore del colpo di machete o di roncola abbattuto sul capo della vittima, Santino Capotosti, da tutti riconosciuto come il giocatore di tressette e di briscola più vincente dell’antico e rinomato Circolo Ricreativo del Popolo, il tempio del gioco delle carte di San Miniato».
Comincia così “Le Corone”, il racconto che Luigi Spezia ha presentato al concorso "Parole guardate" organizzato dalla Fondazione Peccioliper in collaborazione con Il Tirreno.
È nato a Sarzana, ha studiato a Pisa, ha lavorato a Bologna, è tornato in pensione in provincia di Pisa. Ha percorso il circuito La Spezia-Parma-Bologna-Firenze-Pisa-La Spezia più di 300 volte, tempo e spazio compressi lì dentro, con qualche deviazione. Dopo il liceo a La Spezia, si è laureato all’Università di Pisa con una tesi sul teatro popolare, il maggio drammatico dell’Appennino toscoemiliano. A Lucca ha frequentato il Centro per la raccolta e la valorizzazione delle tradizioni popolari della Provincia, che adesso non esiste più. Appena pochi giorni dopo la laurea nel 1981 fu mandato a Bologna dalla agenzia Agl a seguire il processo per la strage del treno Italicus e da allora non ha smesso di scrivere per i giornali fino al 2015. Dopo aver collaborato anche con Lotta Continua, Il Secolo XIX, Rai Bologna e Agenzia Italia, nel 1988 è stato assunto nella redazione di Bologna di Repubblica per la cronaca nera e giudiziaria, dove è rimasto come redattore esperto per 27 anni. Ma dimenticandosi dei delitti, come quelli della banda della Uno Bianca, ha scritto anche su Affari e Finanza.
Ora in Toscana si dedica alla potatura degli olivi, a leggere libri di filosofia e ha ripreso a giocare a boccette.
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