Il Tirreno

Pontedera

8 maggio 1948 La Camera è pontederese

8 maggio 1948 La Camera è pontederese

Settanta anni fa il primo passo di Gronchi verso la successiva carica di capo dello Stato

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PONTEDERA. Scena: cena di gala in onore della prima visita nella storia del presidente della Repubblica italiano negli Stati Uniti. Attore protagonista Giovanni Gronchi, pontederese, democristiano e - appunto - capo dello Stato. Girano voci che quest’ultimo, nonostante l’Italia sia alleata di Washington e abbia aderito al Patto atlantico, non sia esattamente un fan degli Usa. Anzi: qualcuno della stampa d’oltreoceano gli dà anche del comunista.

E proprio un giornalista, per introdurre Gronchi, lancia la frecciatina. «So che il presidente viene da un paesino vicino a Pisa, - dice - città che ha una torre che pende verso sinistra». Poco male: se uno statunitense pensava di battere sull’ironia un toscano, aveva fatto male i conti. Con un sorriso, Gronchi non si scompose. «Destra e sinistra non esistono in geografia - concluse - semmai, vengo da una città che ha una torre che pende verso nord-ovest». Ieri, 8 maggio, ricorrevano i 70 anni dall’elezione di Giovanni Gronchi come primo presidente della Camera dell’Italia repubblicana, nel senso proprio del termine: chi lo aveva preceduto - un altro futuro capo dello Stato come Giuseppe Saragat e Umberto Terracini - di fatto presiedeva l’Assemblea costituente. Un personaggio, quello di Gronchi, che spesso finisce negli anfratti bui della storia. Eppure, lui che fu uno dei “due Giovanni”, come ebbe a definirlo Indro Montanelli (in coppia con Papa Giovanni XXIII), nella storia d’Italia ci ha messo le mani. Eccome.

Una personalità sicuramente non banale, dalle mille sfaccettature. Piero Gobetti disse che nessuno come lui aveva un tale “culto per lo spirito di contraddizione”, che si univa però alla “sua devozione per il pensiero moderno”. Insegnante di filosofia, fu tra i fondatori del Partito Popolare Italiano con don Luigi Sturzo. Divenne sottosegretario all’Industria con Mussolini, ma si dimise nel 1923 partecipando alla secessione dell’Aventino. Finita la guerra, fu eletto presidente della Camera. I maligni dicono che fu spinto a tale carica proprio per contenerne l’esuberanza politica. Quando ancora non esistevano né i due forni, né i blog, venne votato da democristiani, comunisti e socialisti per la presidenza della Repubblica, ruolo di per sé super partes.

Peccato che, anche loro, non avessero fatto bene i conti con Gronchi. Giunto al Quirinale, il presidente provò a ritagliarsi uno spazio tutto suo, soprattutto in politica estera, scontrandosi per anni con i vari ministri e gli stessi governi da lui nominati. Durante i suoi anni da Capo dello Stato, decise di andare a Mosca per far visita a Krusciov, in piena Guerra fredda. Ma proprio col leader sovietico, Gronchi ebbe una furente lite di fronte a centinaia di ospiti. E ancora, nel 1961, fu il primo presidente della Repubblica a recarsi in America Latina: per l’occasione venne fatto circolare un francobollo, il leggendario “Gronchi Rosa”. Svestiti i panni di Capo dello Stato nel 1962, Gronchi morì da senatore a vita nel 1978.

Pietro Mattonai

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