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«Oratorio, si poteva salvare qualcosa?»

«Oratorio, si poteva salvare qualcosa?»

SAN GIOVANNI ALLA VENA. La demolizione totale della vecchia chiesa del Castellare, andata parzialmente distrutta in seguito all’esplosione di un anno fa, divide le opinioni dei sangiovannesi.«Persona...

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SAN GIOVANNI ALLA VENA. La demolizione totale della vecchia chiesa del Castellare, andata parzialmente distrutta in seguito all’esplosione di un anno fa, divide le opinioni dei sangiovannesi.

«Personalmente sono affranto, amareggiato e deluso della spudoratezza con cui tutto ciò è stato compiuto. L'esplosione del "Chiesino" avvenuta il 2 maggio del 2017 è stato un caso fortuito, quelli compiuti successivamente no. Si è voluta coinvolgere una comunità e tutte le istituzioni intervenute in occasione della cerimonia della posa della prima pietra, diversamente non si è voluto coinvolgere la stessa comunità nell'informarla a priori delle sorti che si è voluto imporre ai resti (non pochi) del "Chiesino" dopo l'esplosione. Strano modo di intendere il senso di comunità», si è sfogato su Facebook, un cittadino, Michele Bini.

«Per completezza, ma senz'altro lo sapete, faccio presente che erano rimaste integre ben due pareti, forse tre, una delle quali quella con l'incavo originale della sede del crocefisso di Enrico di Tedice, oltre alla quasi totalità del pavimento di mezzane riportato alla luce circa 25 anni or sono. Non sono un tecnico, ma comunque ben orientato al fatto che i resti non andavano rasi al suolo ma ristrutturati e riqualificati attraverso una ricostruzione atta al recupero di un piccolo patrimonio paesano e non solo, volto alla valorizzazione storica dell'ambiente e testimone di cultura e tradizione». Tanti anni fa con una «Campagnola ed un carretto di legno, pale, picconi e tanta fatica è stato smantellato un pavimento di ceramica riportando alla luce quello antico di mezzane, furono raddoppiati i travicelli del tetto creando lo "spaccato" delle mezzane cercando di "nascondere" le tabelle, nello stesso periodo fu poi installata una capriata in legno a sostegno del tetto, il tutto poi sabbiato sforzandoci in qualche modo di riportare il fabbricato alle proprie origini costruttive, con risultati interessanti ed apprezzabili. Nel 2018 invece?», chiede Bini. Il dibattito è aperto.

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