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Ricordando la vita dei partigiani
Orestea palaiese è il romanzo del 30enne Mattia Robucci
MARTI. «Il sole sfiorava gentilmente l’orizzonte mentre Oreste camminava. Dal paese di Toiano s’era messso in testa di arrivare alla fonte di Partino per bersi una sorsata di acqua fresca, doveva passare sulla strada del Leccio risalire fino all’antico borgo di Palaia e imboccare la via Palaiese, una bella camminata ma la natura intorno a lui era bellissima e le gambe lo sostenevano nonostante gli 84 anni suonati e non c’era ragione per restare a letto, «I più ci moiano», diceva sempre suo nonno. Arrivò in prossimità dei calanchi mentre le ombre si allungavano scure prima di dissolversi definitivamente arrendendosi al giorno».
Mattia Robucci è un 30enne nato a Empoli, ma residente a Marti e ha deciso di cominciare in questo modo il romanzo “Orestea palaiese”, presentato al concorso “Parole guardate” della Fondazione Peccioliper in collaborazione con Il Tirreno. Dopo il liceo Virgilio a Empoli, ha frequentato la facoltà di Lettere e filosofia all’Università di Firenze.
«Mi manca solo la discussione della tesi per conseguire una laurea triennale in lettere moderne – dice Mattia – Sono un cantautore e un chitarrista e svolgo l'attività di musicista da ormai quindici anni. Per qualche anno ho tenuto un blog di enogastronomia e ambiente per il Centro Giovani La Stazione di San Miniato, per vivere lavoro anche nel settore della ristorazione e della ricezione turistica».
«Ho svolto il servizio civile nazionale alla biblioteca di San Miniato e ho amato contribuire alla conservazione e distribuzione della cultura. Quello di bibliotecario resta il mio lavoro preferito fra i molti che ho svolto», spiega Robucci che aggiunge: «Leggo continuamente, perlopiù romanzi. Sono un grande appassionato di boschi e campagne. Ho voluto ricordare in questa mia storia alcuni frammenti della resistenza Toscana per i quali ho tratto liberamente spunto dalle biografie di partigiani riportate sul sito dell'Anpi di cui sono da sempre sostenitore e anche tesserato, e colgo l'occasione di ringraziare l'associazione con tutto il cuore. Ho voluto anche ricordare in questi tempi tristi di femminicidi che la prepotenza di certi uomini non può e non deve restare impunita».
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