Il Tirreno

Pontedera

«Chiusa dentro l’auto con lui addosso che mi palpeggiava»

«Chiusa dentro l’auto con lui addosso che mi palpeggiava»

Il racconto della ragazza nel processo per violenza sessuale  e sequestro di persona contro genitori e figlio

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PISA. «Mi ha preso il cellulare, tenendomi chiusa in macchina e poi cercando di spogliarmi. Mi ha baciato, ma non ho fatto resistenza per assecondarlo sperando che poi mi lasciasse andare».

Quello che la teste racconta in Tribunale è avvenuto nel maggio 2014 quando era minorenne. Di sera nel parcheggio di un supermercato di Fornacette. Almeno quattro ore nell’abitacolo alle prese con le avances del giovane che avrebbe voluto sposarla. Un obbligo, per la tradizione rom, dopo aver consumato un rapporto sessuale.

Alla sbarra è finita una famiglia romena, residente in provincia di Milano. Erano scesi in provincia di Pisa per partecipare a un matrimonio. La famiglia di lui voleva farlo sposare con la ragazza, allora minorenne e oggi moglie del fidanzato dell’epoca e mamma di una bimba. A processo per sequestro di persona in concorso ci sono i genitori (50 anni lui e 47 lei) del 24enne accusato anche di violenza sessuale (omettiamo i nomi per non rendere riconoscibile la parte offesa, ndr). Tutti difesi dall’avvocato Giampaolo Cristofori con l’accusa sostenuta dal pm Miriam Pamela Romano davanti al collegio giudicante (presidente Salutini, a latere Iadaresta e Grieco).

Ieri è stato il giorno della deposizione della giovane romena che vive nel Pisano. Ha raccontato di aver incontrato il connazionale mentre era uscita di casa per gettare la spazzatura. La famiglia di lui era in zona per un matrimonio.

«Mi ha chiusa in auto iniziando a dirmi che dovevamo sposarci e che dovevo essere la sua fidanzata – ha riferito –. Ma io non volevo. Ero già impegnata con quello che poi è diventato mio marito. Mi è salito addosso cercando di togliermi i pantaloni. Mi toccava dappertutto. Quando mi ha baciato non mi sono opposta perché volevo liberarmi il prima possibile. Mi ha detto: “Ora chiamo il tuo fidanzato e gli dico che vuoi sposarmi”. Nel frattempo aveva anche preso il mio cellulare».

Mentre i due erano ancora nella macchina è arrivata la mamma del ragazzo.

«Era contentissima – ha proseguito la giovane -. Parlava di matrimonio e di trasferirsi a Milano. È apparso anche il padre. Quando ha saputo che ero minorenne disse: “Questo è un problema”. Rientrai a casa e mia madre mi trovò sconvolta. Le raccontai tutto».

La giovane decide di denunciare tutto e va alla polizia. Viene sentita in forma protetta anche da una psicologa. È l’inizio del procedimento che ha portato una famiglia sotto processo.

«I miei e i suoi genitori si sono sentiti per chiarire - ha aggiunto –. Come risposta abbiamo ricevuto minacce di morte. “Se non ritirate la denuncia vi ammazziamo, abbiamo le pistole” dicevano».

Nel suo controesame l’avvocato degli imputati ha esibito il telefonino del 24enne sostenendo che il giovane e la sua accusatrice quel giorno si fossero scambiati diversi messaggi su WhatsApp.

Il legale ha sottolineato che tra i due c’era una conoscenza e una frequentazione. Prossima udienza a dopo l’estate.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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