Il Tirreno

Pontedera

Riapre l’ipogeo del Cassero a Terricciola

di Tommaso Silvi
Uno dei luoghi d'interesse di Terricciola (Foto Franco Silvi)
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Uno dei luoghi d'interesse di Terricciola (Foto Franco Silvi)

Accordo tra la parrocchia di don Stefanini e l’associazione “Le città sotterranee”. Visite guidate il 5 e 6 maggio. Lo storico Bacci: "È un luogo tra i più belli e particolari che possiamo trovare in Valdera"

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TERRICCIOLA. Il paese dell’Alta Valdera tornerà presto ad abbracciare uno delle sue eccellenze archeologiche. E questo grazie a un accordo tra privati. Ciò che oggi lega il piccolo paese dell’alta Valdera al suo grande patrimonio storico è una diatriba portata avanti a suon di burocrazia e orecchie tappate. Da qualche giorno, però, la storia sembra aver preso una piega diversa. E questo anche grazie al Tirreno, che sull’edizione dell’8 aprile scorso aveva raccontato il calvario degli ipogei di Terricciola.

L’ipogeo è una costruzione sotterranea di interesse storico e antropologico, realizzata interamente dall’uomo, oppure ricavata da cavità naturali. Un gioiello figlio della storia. A Terricciola ce ne sono addirittura cinquantaquattro, che si snodano sotto al centro abitato. Uno di questi, fra pochi giorni, sarà finalmente visitabile. E non si tratta di quello del Belvedere, finito al centro delle attenzioni del “Tirreno”, l’unico che, nel 2002, è stato predisposto per ricevere visitatori. Nel 2007, inoltre, al suo interno sono stati inseriti cinque cippi etruschi. Dentro alla costruzione sotterranea, il cui ingresso si trova sulla terrazza panoramica del borgo, dunque, oggi risiede una delle collezioni di manufatti etruschi più importanti della Toscana.

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E pensare che per molti giorni, attorno a Pasqua, il sito è rimasto del tutto incustodito. Chiunque avrebbe potuto entrare e trafugare i preziosi reperti archeologici, vista l’assenza di un lucchetto all’ingresso, poi inserito. Dal 2002 al 2014 l’ipogeo del Belvedere è stato gestito dal gruppo archeologico Tectiana di Terricciola che, successivamente, è stato sollevato dall’incarico dal Comune, come ha raccontato nei giorni scorsi Lorenzo Bacci, esperto di storia. Ed è proprio Bacci a dare un annuncio che sognava di diffondere da tanto, troppo tempo: «In occasione del primo fine settimana della festa della Fragola, il 5 e 6 maggio prossimi, apriremo l’ipogeo del Cassero. Abbiamo siglato un accordo con la parrocchia e sistemato il sito, siamo pronti a farlo conoscere alle migliaia di visitatori che arriveranno a Terricciola per gustare le nostre prelibatezze enogastronomiche e, a questo punto, anche archeologiche».

Costruito tra il 1370 e il 1400, utilizzato in origine per difendersi dagli attacchi militari, l’ipogeo del Cassero nel tempo è stato utilizzato anche come deposito per il vino. Nel 1708, grazie a un maestoso intervento strutturale, il sito è stato arricchito di un “braccio” sotterraneo, che ne ha consentito, e ne consente anche oggi, il collegamento con via Roma. «Stiamo parlando di una delle opere sotterranee più belle, particolari e imponenti che possiamo trovare nelle nostre zone», spiega ancora Bacci. E così, mentre il Comune sonnecchia sulla riapertura dell’ipogeo del Belvedere, la onlus “Le città sotterranee”, guidata da Bacci, si è adoperata direttamente con don Antonio Stefanini, arciprete di Terricciola, per valorizzare il patrimonio archeologico paesano. «Don Antonio – afferma Bacci – ha dimostrato di essere una persona di cuore e di cultura appoggiando la nostra iniziativa, a lui va senza dubbio il ringraziamento sentito da parte della onlus.

L’ipogeo è di proprietà della parrocchia di San Donato Vescovo e Martire, si trova sotto all’omonima chiesa, all’ingresso del paese». In occasione della festa della Fragola, l’ipogeo del Cassero, come fa sapere Bacci «sarà visitabile gratuitamente, anche in notturna. I volontari della onlus guideranno i gruppi di visitatori, che passeggeranno sotto terra accompagnati da un percorso luminoso che è stato messo a punto proprio in questi giorni. Quando abbiamo saputo che avremmo potuto riaprire il sito – conclude Bacci – ci siamo messi al lavoro anche di notte per consegnarlo alla gente nella migliore condizione possibile».

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