Scontro politico anche sugli abusi di via San Donato
L’assessore all’urbanistica (Forza Italia) prende le distanze dalla posizione della sindaca Ceccardi e dei leghisti
CASCINA. L’assessore all’urbanistica e lavori pubblici, Gino Logli, sostiene di non avere dubbi rispetto alla lottizzazione di via San Donato, al centro di un caso che si trascina da anni e che è già costato al Comune circa 100mila euro di spese legali. Da una parte ci cono la sindaca, Susanna Ceccardi, e gli amministratori leghisti; dall’altra l’assessore all’urbanistica, Gino Logli, che pare avere sposato le tesi a suo tempo sostenute dal “suo” ufficio, anche se già una volta lo stesso avvocato del Comune ha consigliato all’ente di trovare una forma di mediazione. Errare maniera corretta notificando ai cittadini che hanno acquistato dall’imprenditore Alberto Rocchi, la maxi ordinanza che il Tar ha recentemente annullato. Errare può essere umano, ma perserverare..., fanno notare i cittadini.
«Il comitato di via San Donato deve capire che su questa vicenda c’è poco da fare – dice Logli – le case hanno abusi edilizi, devono essere sanati, non possono essere vendute. Di conseguenza è nel loro interesse arrivare quanto prima a una soluzione della vicenda, visto che questi immobili non possono essere in alcun modo commercializzati».
Cosa pensa dunque di fare il Comune? Le parole di Logli suonano come una vera doccia fredda per questi cittadini che, quando hanno letto dello scontro in atto tra la sindaca e l’assessore sulla tettoia-garage, hanno pensato a quello che potrebbe capitare loro se il Comune decidesse di ricorrere al Consiglio di Stato. Eppure il Tar è stato chiaro: le sanzioni applicate dal Comune sono state calcolate in maniera errata e dovevano essere richieste al costruttore, non certo agli acquirenti.
«Queste sanzioni, fin dall’inizio, erano illegittime – è la posizione dell’avvocato Giancarlo Altavilla, che assiste una decina dei 43 proprietari degli immobili alle prese con questa situazione – Non si può pensare di addebitare ai proprietari incolpevoli gli effetti di una procedura che, invece, doveva essere contestata al gruppo Rocchi».
Come si ricorderà nel 2010 i proprietari si sono visti contestare dal Comune di Cascina, con un’ordinanza specifica, una serie di abusi edilizi, tra mansarde e taverne utilizzate con altre destinazioni urbanistiche. Non potendo demolire le parti non conformi ai progetti, la demolizione è stata sostituita dalle sanzioni. In totale superiori ai 2 milioni di euro, con alcuni proprietari che, dopo aver acquistato la loro casa, con mutuo ventennale, per 100mila euro, si sono visti recapitare dal Comune una sanzione di 130mila euro.
«Mi pare davvero assurdo che il Comune pensi di difendere in appello ordinanze dichiarate illegittime in primo grado. Una seria disamina di quelle sanzioni avrebbe consigliato il loro annullamento d’ufficio», fa notare l’avvocato Altavilla. E poi va ricordato che il «contenzioso delle pubbliche amministrazioni deve essere teso alla difesa dell’interesse pubblico e non si può andare avanti solo per il timore che all’ente venga chiesto un danno erariale». In sostanza, se un ente sa che difenderà difficilmente la propria posizione ma persiste nel contenzioso, si espone a una spesa inutile e sterile.
«I fabbricati di Badia sono stati ritenuti affetti da parziali difformità non rimovibili e perciò sanzionati. Sono quindi divenuti intangibili, ovvero non ulteriormente contestabili e fruibili e commerciabili», spiega l’avvocato. Per quanto riguarda gli aspetti igienico sanitari dei locali, invece, il Comune li potrà affrontare con provvedimenti nuovi. (s. c.)
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