Geotermia, richiesta di “protezionismo” a Enel Green Power
Le aziende pressano il colosso dell’energia sulle manutenzioni. DaI sindaci ultimatum ai dirigenti, a breve è attesa la risposta
LARDERELLO. Non è ancora il momento di “essere sul piede di guerra”, ma poco ci manca. Dipenderà molto dalle risposte che aziende e Comuni riceveranno dalla riunione che i vertici Enel Green Power faranno dopo le richieste avanzate in un incontro piuttosto acceso dell’altro giorno a Pomarance. La necessità degli imprenditori e dei territori geotermici al colosso dell’energia è chiara: in un momento di stallo per la costruzione di nuove centrali, parte della manutenzione degli impianti sia affidata a imprese locali. Una sorta di “protezionismo” che aiuterebbe a tirare avanti le aziende, sperando che arrivino giorni migliori.
Già, perché il settore che per anni ha navigato a gonfie vele, aggrappato alla corazzata della geotermia, adesso annaspa. Licenziamenti, cassa integrazione, rischio chiusura. Sono tutti fantasmi che aleggiano da mesi in Valdicecina, nel Senese e sull’Amiata, i luoghi della geotermia in Toscana. Proprio la Regione ha un ruolo determinante in questa fase di magra, perché non rilascia concessioni per nuovi impianti, oltre a temporeggiare troppo sul provvedimento di non idoneità per i nuovi impianti geotermici con cui sta discutendo coi Comuni e per la legge sulle energie rinnovabili e il protocollo d’intesa con Enel che non accennano a vedere la fine. Uno stallo che non è più sopportabile per un sistema che avrebbe bisogno di continuare a lavorare così come ha sempre fatto, garantendo ai rispettivi territori elementi come lavoro, reddito, distribuzione di ricchezza e prospettive.
Ora tutto questo sembra venire meno e i sindaci si stanno facendo portato di protesta nei confronti di Enel Green Power, incalzati dagli imprenditori che sentono la crisi farsi sempre più stringente. Per adesso c’è una tregua, dopo l’incontro dell’altro giorno. In pochi parlano apertamente di ciò che cova sotto la cenere. La parola d’ordine è «aspettiamo la risposta da Roma e vediamo». Ma lo scenario potrebbe volgere al peggio, anche perché un accordo tra le parti esiste già. Si chiama Local content e prevede di assegnare alle aziende locali dei territori geotermici una quota del denaro che Enel mette a disposizione per le manutenzioni. Ma che è diminuito con i mancati permessi a costruire nuovi impianti. E con una torta più piccola, le bocche da sfamare sono comunque sempre le stesse.
La situazione non sembra di semplice soluzione, tra la necessità di poter contare su più manutenzioni e la paura che Enel Green Power, considerata la fase di stanca in cui versa la questione geotermica in Toscana, investa sempre più all’estero, togliendo sostegno fondamentale ai territori. (a.q.)
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