Aggredito con una falce al bar
Un 37enne racconta l’episodio in tribunale: imputati due cugini
PONTEDERA. «Due settimane prima avevo difeso una ragazza fuori da un bar del centro. Non voleva essere infastidita da Klodian Veza: è per questo che sono intervenuto. Poi, a distanza di tempo, me lo sono ritrovato davanti. Ha tirato fuori una falce da sotto il maglione e mi ha colpito al braccio. E suo cugino – Shkelquim Veza – mi ha tirato tre o quattro calci frontali al petto».
Un’aggressione in piena regola quella che si è consumata nel settembre del 2014 nel centro di Pontedera. E che ieri è finita al Tribunale di Pisa, con Mirko Petri – la vittima del pestaggio – che durante l’udienza ha reso la sua versione dei fatti, chiamato come testimone, davanti al giudice Luca Salutini. Imputati per lesioni personali due cugini albanesi: Klodian Veza (33 anni) e Shkelquim Veza (di 26), difesi dagli avvocati Beatrice Bottai e Marilisa Cinotti.
Secondo l’accusa sarebbero stati loro a picchiare Petri. «Appena colpito dalla falce sono rimasto fermo – ricostruisce il 37enne – perché non mi avevano fatto quasi niente. Solo dopo mi sono accorto di perdere del sangue. Dopo sono stato trasportato al pronto soccorso da un’autoambulanza. Gli aggressori? Sì, li conoscevo, sono scappati a piedi», ha concluso il testimone.
I due cugini, fra l’altro, nel novembre del 2017 sempre a Pontedera erano stati arrestati per spaccio di stupefacenti.
L’operazione fu condotta dai carabinieri: alla loro identificazione i militari erano arrivati attraverso le testimonianze dei consumatori (individuati dalla rubrica di un telefonino sequestrato) e dalle conversazioni presenti in memoria.
I clienti, in quell’occasione, avevano riconosciuto nei cugini albanesi gli spacciatori di ingenti quantità di cocaina, acquistate dai tossicodipendenti fra il 2015 e il 2017.
Un giro che secondo quanto ricostruito dai carabinieri di Pontedera avrebbe garantito a entrambi diverse decine di migliaia di euro.
Stefano Taglione
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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