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Pontedera

Concorrenza sleale: finiscono nei guai in tre

PISA. È un’accusa di concorrenza sleale quella che ha portato in un’aula di Tribunale due istituti di vigilanza. Per i tre imputati, legale rappresentante e due collaboratori, l’accusa è di turbata...

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PISA. È un’accusa di concorrenza sleale quella che ha portato in un’aula di Tribunale due istituti di vigilanza. Per i tre imputati, legale rappresentante e due collaboratori, l’accusa è di turbata libertà dell'industria o del commercio. Un articolo del codice penale che nei fatti si traduce nella contestazione di aver sottratto clienti al concorrente con mezzi ritenuti poco leciti.

Ieri di fatto si è aperto il dibattimento davanti al giudice Raffaella Poggi e al pm onorario Silvia Saviozzi. Nel processo, come parte civile, si è costituita la società che si considera danneggiata e che nei confronti di uno degli imputati ha, però, ritirato la querela.

La storia risale a qualche anno fa. In provincia l’istituto ora sotto accusa inizia una campagna a caccia di clienti. Tutto regolare, sulla carta. È il mercato che lo impone. I rappresentanti della società si presentano da privati e aziende per proporre i loro servizi. Succede, però, secondo le querele presentate, che l’opera di convincimento non sarebbe stata improntata solo a lodare le qualità dell’azienda che si faceva sotto per conquistarsi la clientela. Nel colloquio una buona parte dell’impegno sarebbe stato dedicato a mettere in cattiva luce l’istituto di vigilanza a cui “rubare” clienti. Quando quest’ultimo capì che non si trattava di casi isolati partirono le querele. Ora tradotte in un processo per turbata libertà dell'industria o del commercio. (p.b.)



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