Il presidio
PARLA IL BARISTA RAPINATO
«Mi hanno colpito due volte sapevano dove avevo i soldi»
CASTELFRANCO DI SOTTO. «La banda che ha colpito conosceva bene il mio locale. Forse sono dei frequentatori del bar o forse c’è un informatore che ha dato loro tutte le indicazioni del caso per...
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CASTELFRANCO DI SOTTO. «La banda che ha colpito conosceva bene il mio locale. Forse sono dei frequentatori del bar o forse c’è un informatore che ha dato loro tutte le indicazioni del caso per colpire a botta sicura».
Cesare Giovanni Pistoresi, il gestore 54enne del bar al confine tra Castelfranco di Sotto e Altopascio rapinato da tre banditi con la pistola il 17 gennaio, ne è sicuro. Uno dei rapinatori, dopo averlo colpito in pieno volto con il calcio della pistola, gli ha chiesto immediatamente di consegnare le chiavi delle slot machine.
«Una banda esperta, forse mi hanno osservato, forse hanno un informatore. Sicuramente sapevano dove tenevo i soldi – racconta Pistoresi –. Nel locale avevo fatto installare anche un impianto di videosorveglianza interno ma dal luglio scorso, quando ho preso la gestione dell’attività, nel corso dell’ultimo dei due furti che ho subito i ladri si sono portati via anche il server delle telecamere. Stavo aspettando di ricomprarlo, anche perché ha un valore di circa 500 euro».
Non ha fatto in tempo, dunque non ci sono immagini della violenta rapina subita in pieno giorno. Intorno alle 13, infatti, tre uomi con il volto coperto lo hanno sorpreso. Uno solo, poi, lo ha colpito una prima volta. Il secondo colpo, dopo che Pistoresi si era rifiutato di dare i soldi delle slot machine, gli ha fatto perdere i sensi.
L’uomo è rimasto a terra per due ore, chiuso dentro la sua attività. «Psicologicamente è dura andare avanti, qui siamo come nella terra di nessuno, una sorta di far west – racconta il barista –. Anche la precedente gestione aveva subito tre furti in sei mesi e la sera la paura è tanta. Senza contare i danni: ogni volta che viene portato a termine un colpo alle slot machine vengono sottratti non più di 2000, massimo 3000 euro di monete. I danni totali, però, spesso superano i 20mila euro. Andare avanti così è davvero difficile. Ci tengo comunque a ringraziare i carabinieri – conclude – intervenuti tempestivamente e in grado di darmi un’assistenza a 360 gradi». (a. b.)
Cesare Giovanni Pistoresi, il gestore 54enne del bar al confine tra Castelfranco di Sotto e Altopascio rapinato da tre banditi con la pistola il 17 gennaio, ne è sicuro. Uno dei rapinatori, dopo averlo colpito in pieno volto con il calcio della pistola, gli ha chiesto immediatamente di consegnare le chiavi delle slot machine.
«Una banda esperta, forse mi hanno osservato, forse hanno un informatore. Sicuramente sapevano dove tenevo i soldi – racconta Pistoresi –. Nel locale avevo fatto installare anche un impianto di videosorveglianza interno ma dal luglio scorso, quando ho preso la gestione dell’attività, nel corso dell’ultimo dei due furti che ho subito i ladri si sono portati via anche il server delle telecamere. Stavo aspettando di ricomprarlo, anche perché ha un valore di circa 500 euro».
Non ha fatto in tempo, dunque non ci sono immagini della violenta rapina subita in pieno giorno. Intorno alle 13, infatti, tre uomi con il volto coperto lo hanno sorpreso. Uno solo, poi, lo ha colpito una prima volta. Il secondo colpo, dopo che Pistoresi si era rifiutato di dare i soldi delle slot machine, gli ha fatto perdere i sensi.
L’uomo è rimasto a terra per due ore, chiuso dentro la sua attività. «Psicologicamente è dura andare avanti, qui siamo come nella terra di nessuno, una sorta di far west – racconta il barista –. Anche la precedente gestione aveva subito tre furti in sei mesi e la sera la paura è tanta. Senza contare i danni: ogni volta che viene portato a termine un colpo alle slot machine vengono sottratti non più di 2000, massimo 3000 euro di monete. I danni totali, però, spesso superano i 20mila euro. Andare avanti così è davvero difficile. Ci tengo comunque a ringraziare i carabinieri – conclude – intervenuti tempestivamente e in grado di darmi un’assistenza a 360 gradi». (a. b.)
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