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«Paolo, hai dimenticato la politica come servizio»
Lettera aperta del sindaco Marco Buselli e della giunta all’ex assessore Moschi «Hai preferito le alchimie partitiche ed è venuto meno il rapporto di fiducia»
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VOLTERRA. Siamo una squadra più forte che mai. Firmato Marco Buselli e la sua giunta. È questo il senso della lettera aperta che il sindaco di Volterra ha scritto a Paolo Moschi, l’assessore recentemente defenestrato.
«Quel poco che è rimasto a detta tua della giunta, nella realtà è una squadra più che mai forte nel percorrere insieme questo anno e mezzo che rimane alla fine del mandato nel 2019 – scrive il primo cittadino – Mi accusi di protagonismo, di essere visionario, di atteggiamenti sprezzanti nei confronti degli altri Comuni. Io sono visionario, nel senso che perseguo la visione di rafforzare la nostra città, riportarla all’altezza del suo nome, con salde radici ma ancorata nel presente e proiettata nel futuro. È la Volterra del 2050 che ci interessa».
«In quel pomeriggio del 29 dicembre (quando sono state tolte le deleghe a Moschi, ndr) ho iniziato il mio discorso parlando di fiducia – afferma Buselli – Rapporto che lega senza dubbio un sindaco e un assessore. In questi anni la mia fiducia ti è stata accordata, con deleghe importanti. Dalle lotte che abbiamo fatto insieme fin dall’inizio, fino all’azione di squadra che ha contribuito ad affrontare alcuni progetti strategici, la fiducia non è mancata. La tua decisione, unico fra tutti, di non accettare il documento che chiedeva soltanto il rispetto dello spirito della lista civica (ossia la volontà di non accettare interferenze politiche), è stata un po’ la cartina di tornasole del fatto che preferissi le alchimie politiche al modello di politica come servizio, perdendo di vista i veri obiettivi del mandato. Negli ultimi mesi le tue non apparizioni in giunta, le tue pubbliche e scorrette lamentele, il tuo fare sospetto e il tuo non sapere condividere il lavoro con i colleghi, hanno tracciato infine una cesura insanabile. Fino alle tue ultime dichiarazioni: non si può reputare degno del suo ruolo pubblico chi attacca ciecamente e brutalmente, chi lascia intendere il falso, chi insulta, chi rompe il patto di fiducia con i propri compagni di viaggio. Ad un assessore si richiede la dignità, oltre che il rapporto di fiducia».
«Vedi, Paolo, per me e per i tuoi ex colleghi il lavoro di squadra è, e deve essere, un valore aggiunto – sottolinea Buselli – Un insieme di azioni concrete, condivise, di riflessioni, confronti e successi, ma anche di sbagli, comunque frutto di decisioni comuni, che portano alla realizzazione di interventi chiave all’interno della città. Ciò nonostante, con il tempo le nostre strade e soprattutto le nostre visioni si sono allontanate, ed ora è giusto che si dividano definitivamente in quanto non più conciliabili».
«Nella tua lettera, annunci che “vigilerai” sui progetti che hai iniziato, affinché quelli ancora in fieri si possano realizzare nei tempi previsti. Ben venga, ne siamo felici. Ognuno di noi – sottolinea il sindaco – assessori e consiglieri ha il dovere, prima che il diritto, di restare vigile, di fare un’opposizione costruttiva, sana, attiva, per il bene di questa città, senza individualismi né colpi di testa. La carica di assessore non è un premio o un vacuo prestigio, ma un patto di fiducia, rispetto, consapevolezza e dignità con e verso i cittadini, oltre che un onore. Esattamente come quello di sindaco. Siamo chiamati a occuparci di questioni serie, di lavoro, di giovani, di ospedale, di viabilità, di politiche culturali, turistiche e sociali, non di diatribe mediatiche. Ed è questo ciò di cui continueremo, senza sosta, a occuparci nei prossimi mesi».
«Quel poco che è rimasto a detta tua della giunta, nella realtà è una squadra più che mai forte nel percorrere insieme questo anno e mezzo che rimane alla fine del mandato nel 2019 – scrive il primo cittadino – Mi accusi di protagonismo, di essere visionario, di atteggiamenti sprezzanti nei confronti degli altri Comuni. Io sono visionario, nel senso che perseguo la visione di rafforzare la nostra città, riportarla all’altezza del suo nome, con salde radici ma ancorata nel presente e proiettata nel futuro. È la Volterra del 2050 che ci interessa».
«In quel pomeriggio del 29 dicembre (quando sono state tolte le deleghe a Moschi, ndr) ho iniziato il mio discorso parlando di fiducia – afferma Buselli – Rapporto che lega senza dubbio un sindaco e un assessore. In questi anni la mia fiducia ti è stata accordata, con deleghe importanti. Dalle lotte che abbiamo fatto insieme fin dall’inizio, fino all’azione di squadra che ha contribuito ad affrontare alcuni progetti strategici, la fiducia non è mancata. La tua decisione, unico fra tutti, di non accettare il documento che chiedeva soltanto il rispetto dello spirito della lista civica (ossia la volontà di non accettare interferenze politiche), è stata un po’ la cartina di tornasole del fatto che preferissi le alchimie politiche al modello di politica come servizio, perdendo di vista i veri obiettivi del mandato. Negli ultimi mesi le tue non apparizioni in giunta, le tue pubbliche e scorrette lamentele, il tuo fare sospetto e il tuo non sapere condividere il lavoro con i colleghi, hanno tracciato infine una cesura insanabile. Fino alle tue ultime dichiarazioni: non si può reputare degno del suo ruolo pubblico chi attacca ciecamente e brutalmente, chi lascia intendere il falso, chi insulta, chi rompe il patto di fiducia con i propri compagni di viaggio. Ad un assessore si richiede la dignità, oltre che il rapporto di fiducia».
«Vedi, Paolo, per me e per i tuoi ex colleghi il lavoro di squadra è, e deve essere, un valore aggiunto – sottolinea Buselli – Un insieme di azioni concrete, condivise, di riflessioni, confronti e successi, ma anche di sbagli, comunque frutto di decisioni comuni, che portano alla realizzazione di interventi chiave all’interno della città. Ciò nonostante, con il tempo le nostre strade e soprattutto le nostre visioni si sono allontanate, ed ora è giusto che si dividano definitivamente in quanto non più conciliabili».
«Nella tua lettera, annunci che “vigilerai” sui progetti che hai iniziato, affinché quelli ancora in fieri si possano realizzare nei tempi previsti. Ben venga, ne siamo felici. Ognuno di noi – sottolinea il sindaco – assessori e consiglieri ha il dovere, prima che il diritto, di restare vigile, di fare un’opposizione costruttiva, sana, attiva, per il bene di questa città, senza individualismi né colpi di testa. La carica di assessore non è un premio o un vacuo prestigio, ma un patto di fiducia, rispetto, consapevolezza e dignità con e verso i cittadini, oltre che un onore. Esattamente come quello di sindaco. Siamo chiamati a occuparci di questioni serie, di lavoro, di giovani, di ospedale, di viabilità, di politiche culturali, turistiche e sociali, non di diatribe mediatiche. Ed è questo ciò di cui continueremo, senza sosta, a occuparci nei prossimi mesi».
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