Lotti, boom di ricoveri nei reparti di Medicina
di Sabrina Chiellini
Oltre cento pazienti quando di solito ne vengono seguiti un’ottantina L’Asl ha aumentato il numero dei posti letto ma la situazione rimane critica
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PONTEDERA. Le Medicine dell’ospedale Lotti “scoppiano”. All’inizio della settimana i pazienti assegnati a questo reparto (dislocato su due piani) erano più di cento. Un numero elevato se si pensa che normalmente tra la Medicina 1 e la 2 ne vengono seguiti un’ottantina di pazienti. E che la direzione dell’ospedale Lotti ha appena potenziato il reparto con dieci letti che ufficialmente dovrebbero servire per fronteggiare l’emergenza dell’influenza, ma nella pratica aiutano a sopperire alla cronica mancanza di posti. I letti in più sono stati attivati su indicazione della Regione, per affrontare l’influenza, e per alleggerire i disagi di molti ospedali, in particolare al pronto soccorso. Una situazione molto vicina al collasso che costringe gli infermieri e il personale dell’assistenza a turni di lavoro pesanti. I medici quasi mai rispettano gli orari di lavoro, trattenuti dalle esigenze del reparto.
L’assistenza richiesta dalla maggior parte dei ricoverati, anziani o persone con gravi patologie, comporta stressanti giornate. Appesantite ora dall’aumento dei posti letto (sebbene siano previsti più infermieri) e dal fatto che i pazienti sono stati “appoggiati” (altri nove letti) in Ortopedia o nei reparti che hanno ancora posti. Se l’ammalato ha un malore o deve essere visitato, dal reparto chiamano i dottori delle Medicine che intervengono.
Per l’ospedale Lotti è una situazione che sembra senza via d’uscita. È così da tempo, ma la politica risulta lenta nel recepire le istanze di un presidio ospedaliero passato in secondo piano da quando sono state accorpate le Asl.
Il vero grosso problema che non si riesce a superare è la mancanza di adeguati servizi sul territorio. Le case della salute, fatta eccezione per quella alla Rosa di Terricciola, non funzionano secondo quelle che erano le aspettative. Si verifica quindi che molti medici di base e le famiglie, non sapendo come garantire l’assistenza a pazienti anziani o comunque con patologie croniche e complesse, ricorrano a frequenti ricoveri in ospedale. Questo finisce per rendere difficilmente gestibili gli accessi al pronto soccorso sempre più congestionato.
Le cronache raccontano sempre più spesso di cittadini costretti a lunghe attese al pronto soccorso, nella speranza di ottenere un ricovero. I reparti non sono in grado di provvedere alle dimissioni se non nel pomeriggio. Spesso i pazienti hanno bisogno dell’ambulanza per tornare a casa. Dal reparto viene attivato il servizio e il paziente non lascia il posto letto prima delle 17. Conseguenza? I ricoveri non vengono effettuati prima delle 19 con gravi disagi per le persone che hanno bisogno di avere un letto, ricevere cure e stare tranquille.
Anche se la politica sta tardando a prendere coscienza di questi problemi in nome del risparmio a tutti costi, è evidente che l’ospedale Lotti, così come è organizzato, è sotto dimensionato rispetto alle esigenze reali. Anche perché si rivolgono all’ospedale della Valdera sempre più cittadini che abitano nei comuni di riferimento dell’Asl empolese e quelli dell’area cascinese.
Il vero rebus, e gli stessi operatori sanitari ormai non ne nascondono le mancanze, sono i servizi sul territorio di cui si parla molto ma di cui si sa poco. Spesso le famiglie che hanno anziani in casa o persone gravemente ammalate e vengono lasciate senza adeguati supporti e l’ospedale diventa un posto sicuro dove trovare risposte certe.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’assistenza richiesta dalla maggior parte dei ricoverati, anziani o persone con gravi patologie, comporta stressanti giornate. Appesantite ora dall’aumento dei posti letto (sebbene siano previsti più infermieri) e dal fatto che i pazienti sono stati “appoggiati” (altri nove letti) in Ortopedia o nei reparti che hanno ancora posti. Se l’ammalato ha un malore o deve essere visitato, dal reparto chiamano i dottori delle Medicine che intervengono.
Per l’ospedale Lotti è una situazione che sembra senza via d’uscita. È così da tempo, ma la politica risulta lenta nel recepire le istanze di un presidio ospedaliero passato in secondo piano da quando sono state accorpate le Asl.
Il vero grosso problema che non si riesce a superare è la mancanza di adeguati servizi sul territorio. Le case della salute, fatta eccezione per quella alla Rosa di Terricciola, non funzionano secondo quelle che erano le aspettative. Si verifica quindi che molti medici di base e le famiglie, non sapendo come garantire l’assistenza a pazienti anziani o comunque con patologie croniche e complesse, ricorrano a frequenti ricoveri in ospedale. Questo finisce per rendere difficilmente gestibili gli accessi al pronto soccorso sempre più congestionato.
Le cronache raccontano sempre più spesso di cittadini costretti a lunghe attese al pronto soccorso, nella speranza di ottenere un ricovero. I reparti non sono in grado di provvedere alle dimissioni se non nel pomeriggio. Spesso i pazienti hanno bisogno dell’ambulanza per tornare a casa. Dal reparto viene attivato il servizio e il paziente non lascia il posto letto prima delle 17. Conseguenza? I ricoveri non vengono effettuati prima delle 19 con gravi disagi per le persone che hanno bisogno di avere un letto, ricevere cure e stare tranquille.
Anche se la politica sta tardando a prendere coscienza di questi problemi in nome del risparmio a tutti costi, è evidente che l’ospedale Lotti, così come è organizzato, è sotto dimensionato rispetto alle esigenze reali. Anche perché si rivolgono all’ospedale della Valdera sempre più cittadini che abitano nei comuni di riferimento dell’Asl empolese e quelli dell’area cascinese.
Il vero rebus, e gli stessi operatori sanitari ormai non ne nascondono le mancanze, sono i servizi sul territorio di cui si parla molto ma di cui si sa poco. Spesso le famiglie che hanno anziani in casa o persone gravemente ammalate e vengono lasciate senza adeguati supporti e l’ospedale diventa un posto sicuro dove trovare risposte certe.
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